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Sabato 18 Novembre 2017 | 07:42

operazione della polizia

Arrestati trafficanti di migranti
«Chi arriva prima se li prende»
Avevano contatti con terroristi

Tra Bari e Maltasmantellata retedi trafficanti di migranti

BARI - Aspettavano gli sbarchi dei migranti somali, li reclutavano nei centri di accoglienza siciliani e pugliesi e poi ne organizzavano illegalmente il trasferimento nel nord Europa. Il tutto al costo di 900 dollari per migrante in cambio di un pacchetto 'all inclusivè che comprendeva documenti falsi, vitto, alloggio, abiti puliti e biglietti per il viaggio. Squadra Mobile e Digos di Bari, in collaborazione con il Servizio Centrale Operativo della Polizia e sotto il coordinamento della Dda di Bari, hanno sgominato una presunta rete di trafficanti di migranti con base logistica nel capoluogo pugliese.

A capo della presunta organizzazione criminale - secondo l'accusa - il 33enne somalo Ismail Olhaye Hussein, titolare di due agenzie di 'money transfer' a Bari mascherate da associazioni culturali per servizi a migranti che nel 2011 hanno anche ottenuto un finanziamento di 25mila euro dalla Regione Puglia. In realtà, secondo la magistratura barese, l'organizzazione aveva messo in piedi una vera e propria "agenzia di servizi illegale», con osservatori inviati nei Cara per prendere i migranti, definiti «selvaggi» nelle intercettazioni, altri sodali che si occupavano di reperire i documenti falsi e altri ancora incaricati dei trasferimenti di centinaia di migranti, soprattutto minorenni, diretti in Gran Bretagna, Svezia e Germania. Il giro di affari stimato si aggira intorno ai 15 milioni di dollari e per il trasferimento di denaro dall’Africa veniva utilizzato il sistema dell’hawala informatica, che consente invii di somme difficilmente tracciabili.

Le indagini dei pm Renato Nitti e Giuseppe Gatti, attraverso intercettazioni, videoriprese e pedinamenti sono partite nell’aprile 2015. Nei confronti di 19 cittadini somali (15 destinatari degli arresti, sei dei quali eseguiti a Bari, Catania, Salerno e in Svezia e 9 ancora ricercati) sono ipotizzati i reati di associazione per delinquere finalizzata alla permanenza illegale di clandestini nel territorio dello Stato ed al successivo ingresso in paesi esteri, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina a scopo di lucro e uso di documentazione falsa. L’inchiesta ha portato anche all’interdizione per un anno di un dipendente dell’ufficio anagrafe del Comune di Bari, Vitantonio Cascella, accusato di corruzione di incaricato di pubblico servizio e falso ideologico in atto pubblico per aver intascato tangenti al fine di dichiarare inesistenti residenze di cittadini somali nel capoluogo pugliese.

Nel corso delle indagini sono emersi inoltre contatti attraverso Facebook e altri social network fra alcuni componenti dell’organizzazione criminale e soggetti ritenuti filo jihadisti, ritenuti vicini al gruppo terroristico somalo «Al Shabaab» e già arrestati in Italia per aver favorito l’ingresso di foreign fighters nel nostro Paese.

«CHI ARRIVA PRIMA SE LI PRENDE» - «Chi arriva prima se li prende, è sempre stato così». Il 33enne Ismail Olhaye Hussein, presunto capo dell’organizzazione criminale di trafficanti di migranti sgominata oggi dalla Polizia di Bari, in una intercettazione telefonica con un suo collaboratore a Catania sintetizza così il sistema del reclutamento di migranti. Il trasferimento nel nord Europa avveniva in cambio di profumate 'parcellè, 900 dollari per un pacchetto 'all inclusivè che comprendeva documenti falsi presi a Napoli, in alcuni casi con i nomi di famosi cantautori somali, vitto, alloggio, vestiti e biglietti per i viaggi.

Il gruppo si sarebbe avvalso anche di «osservatori inviati nei centri di accoglienza dopo gli sbarchi» per reclutare migranti, ma in alcuni casi lo stesso 33enne si sarebbe recato al Cara di Bari, città dove risiedeva, per dare istruzioni ai sodali «sul da farsi per prendere i nuovi arrivati». In una delle conversazioni intercettate, il 33enne risponde ad un connazionale residente in Sicilia che lo aveva contattato lamentandosi che un altro trafficante aveva «rubato un gruppo di migranti appena arrivati». Hussein gli spiegava quindi che «voi state in un posto strategico, queste cose non finiscono mai, chi arriva prima se li prende, è sempre stato così». Il sistema di reclutamento avveniva infatti direttamente nei Centri di accoglienza. In un’altra intercettazione fra due presunti trafficanti dell’organizzazione somala con base logistica a Bari, uno dei due spiega che un suo contatto al Cara «ha detto che sono arrivate le persone nuove, le stanno ancora trasportando, gli ho detto di raccogliere tutte quelle che trova».

Agli atti dell’indagine c'è la testimonianza-confessione di un cittadino somalo che si è auto-accusato di aver aiutato l'organizzazione criminale nel trasferimento dei migranti, soprattutto minorenni, e che ha raccontato che il 33enne era "considerato, nella comunità somala barese, il padrone, perché ha i soldi». Le attività tecniche di Squadra Mobile e Digos hanno anche accertato la capacità intimidatoria dell’uomo, il quale avrebbe minacciato un minore somalo detenuto nel Fornelli perché trovato con documenti falsi, che lui stesso gli aveva fornito, di ritrattare eventuali dichiarazioni accusatorie nei suoi confronti. Documentata anche la sua capacità di ottenere informazioni riservate da canali istituzionali presenti all’interno della Questura su interpreti somali usati nell’indagine. «Penso di pagare una piccola somma a qualcuno della mafia affinché gli taglino la gola», dice il 33enne in una intercettazione ambientale.

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