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Ilva, Gozzi: a governo dossier
sugli aiuti Stato ad acciaio

Ilva a Taranto

Lo stabilimento Ilva

GENOVA - Federacciai ha consegnato al Governo uno studio, basato su dati della Commissione Ue, sugli
aiuti di Stato dati da Paesi membri ad aziende siderurgiche nazionali nel decennio 2002-2012. «Su 34 casi di richieste di
aiuti per imprese siderurgiche, 19 sono andati a buon fine. Gli aiuti sono stati accordati, principalmente ma non solo, per
protezione ambientale».

Lo rileva il presidente Antonio Gozzi aggiungendo che «in base a questo studio l’Italia ha tutte
le carte in regola per sostenere l’Ilva e non farla chiudere».

Nel dossier figurano aiuti di Stato per imprese siderurgiche tedesche, austriache, ceche, polacche, olandesi, spagnole. «Abbiamo fatto questo studio - spiega Gozzi - per dimostrare due cose. La prima è che gli interventi ambientali sono sempre stati autorizzati, la seconda è che in Europa ci sono due pesi e due misure come si evince dagli interventi statali di Francia e Germania accettati dalla Commissione».

«Ci sono casi di aiuti ad imprese siderurgiche tedesche della Renania settentrionale-Vestfalia - spiega Gozzi - attraverso prestiti garantiti dai Lander al 75%. Ciò significa - prosegue Gozzi - che l’Italia ha titolo per chiedere la legittimità dell’intervento, come comincia a riconoscere anche l’Autorità per la concorrenza».

Nello studio vengono elencate anche situazioni di aiuti a imprese non siderurgiche accolti dalla Commissione. «C'è il caso dei Chantiers de l’Atlantique - prosegue Gozzi - che è stato salvato dalla Francia con 650 milioni tra il 2002 e il 2003. E anche il settore cantieristico, come il siderurgico, sarebbe in over capacity» aggiunge Gozzi. «Non è possibile - conclude in presidente di Federacciai in un affondo - che l’oligopolio siderurgico europeo faccia fallire l’Ilva».

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