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Venerdì 18 Agosto 2017 | 12:35

Morì un bimbo di 2 anni

Strage Palagiano, ai sicari
offerti da 50 a 70mila euro

Le intercettazioni in carcere rivelano inquietanti retroscena sul massacro di tre anni fa

Strage Palagiano, ai sicariofferti da 50 a 70mila euro

FRANCESCO CASULA
Taranto Nuove intercettazioni dal carcere di Taranto aprono squarci inquietanti sulla strage di Palagiano del 17 marzo 2014 nella quale furono uccisi il pregiudicato Mimmo Orlando, la compagna Carla Fornari e il figlioletto Domenico Petruzzelli. Per la procura ionica da un’indagine separata rispetto a quella del triplice omicidio, sono state captate conversazioni che oltre a confermare le responsabilità di Nino DI Napoli, il 64enne per il quale i pubblici ministeri Alessio Coccioli e Remo Epifani hanno chiesto la condanna all’ergastolo, avrebbero aperto lo scenario gettando ombre sul gruppo di fuoco che sparò e che finora non è mai stato individuato.
Non solo. I carabinieri di Taranto e Massafra hanno intercettato una conversazione tra due soggetti, ritenuti profondamente legati ai tessuti criminali di Palagiano, mentre all’interno di una cella del carcere ionico discutevano del triplice e omicidio e della figura di Nino Di Napoli. Uno dei due detenuti ha descritto al suo compagno di cella il pagamento di una somma di denaro tra i 50 e i 70mila euro versata da Di Napoli a coloro che secondo l’accusa avrebbero poi imbracciato le armi. Continuando a discorrere sull’argomento, il suo compagno di cella avrebbe replicato aggiungendo che Di Napoli si sarebbe rivolto proprio a lui per eliminare Mimmo Orlando che da tempo aveva iniziato a insultarlo fino a schiaffeggiarlo e danneggiargli l’auto. Sgarri che un mafioso del calibro di Di Napoli non poteva sopportare soprattutto se provenienti da un suo ex subordinato: anche Orlando, infatti, era ritenuto vicino al clan Putignano che negli anni ‘90 controllava il territorio di Palagiano.
Il detenuto, però, racconta di aver rifiutato categoricamente la richiesta affermando: «l’ho cacciato... gli ho detto non mi mettere in mezzo a queste cose». Anche il primo detenuto conferma di aver ricevuto una richiesta del genere e di aver detto di no: «ammazzatevi dissi… a me non me ne frega niente… vedetevela voi (...) voi vi state litigando... fate quello che dovete fare... a me non dovete venire…».
A quel punto quindi, stando a quanto emerso dagli ultimi passi dell’inchiesta, Di Napoli di sarebbe rivolto ad altri ambienti della criminalità organizzata che opera nel versante occidentale della provincia ionica. Ambienti che evidentemente hanno colto al balzo l’occasione per uccidere Orlando (facendo così un «favore» a Di Napoli) e Carla Fornari che nel processo per l’omicidio del marito Domenico Petruzzelli era stata determinata a cercare e portare a galla la verità, contribuendo in modo decisivo alla condanna all’ergastolo per i tre ritenuti gli autori materiali del delitto.

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