Cerca

L'azienda ha debiti da 220 milioni

Sud Est, una legge ad hoc
per «condonare»la vendita a Fs

Il colosso ferroviario non ha adempiuto all'obbligo di versare 150 milioni, ma ha chiesto il concordato

Sud Est, una legge ad hocper «condonare»la vendita a Fs

BARI - L’obiettivo sembra essere quello di blindare il concordato preventivo, mettendolo al riparo da sorprese. E soprattutto dagli inadempimenti del gruppo Ferrovie dello Stato, che nell’acquisizione delle Ferrovie Sud-Est si era impegnato a ripristinarne l’equilibrio di bilancio e che invece ha fatto ricorso, appunto, alla procedura concorsuale.

Va letta così la (terza) norma salva Sud-Est che il ministero delle Infrastrutture ha fatto inserire nel decreto Omnibus collegato al Def. Il provvedimento dovrebbe essere presentato alle Camere tra oggi e domani. E non è affatto detto che il contenuto della bozza corrisponda a quanto verrà poi discusso. Ma resta il fatto che la formulazione dell’articolo sembrerebbe lasciare pochi dubbi: oltre a vincolare le risorse (70 milioni) già stanziate nel 2015 «per essere utilizzate, nel rispetto della normativa dell’Unione europea in materia e nell’ambito del piano di risanamento della società, esclusivamente a copertura delle passività, anche pregresse, e delle esigenze finanziarie del comparto infrastruttura» (con l’effetto di sottrarre i soldi ad eventuali tentativi di pignoramento), c’è una frase sibillina: «Restano fermi gli atti, i provvedimenti e le operazioni già realizzati ai sensi del decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti del 4 agosto 2016», quello che ha sancito il trasferimento a Fs.

Gli «atti» e «le operazioni» sono appunto il passaggio di proprietà che, decreto alla mano, impegnava il gruppo Fs «a garantire la rimozione dello squilibrio patrimoniale delle Ferrovie Sud-Est». Cosa che fino ad oggi non è avvenuta: Sud-Est ha un buco di 200-220 milioni, che Fs avrebbe dovuto ripianare con i 70 milioni e con risorse proprie. E invece, ha preferito - anche in accordo con la Procura di Bari, che aveva chiesto il fallimento di Sud-Est - presentare domanda di concordato preventivo. Scaricando parte dei debiti sui creditori, anche su quelli che nulla c’entrano con il dissesto della società.

Ecco dunque che per evitare problemi (qualcuno potrebbe impugnare il decreto di agosto 2016, invocando il mancato avveramento delle condizioni), il ministero delle Infrastrutture ha preferito far legificare l’atto di trasferimento. Rendendolo inattaccabile. Potenza del gruppo Fs, il cui management risponde al ministro Padoan (oltre che a Renzi). E pensare che non più tardi del 17 gennaio (come la «Gazzetta» ha già raccontato), il ministero delle Infrastrutture aveva chiesto a Fs di «di voler tener costantemente informata la scrivente circa le procedure attuate e/o attuande coerentemente con gli impegni assunti», ovvero quelli di risanare Sud-Est: lettera rimasta senza risposta.

La battaglia ora si sposta davanti al Tribunale di Bari. Sud-Est ha infatti impugnato l’atto di pegno stipulato dall’ex numero uno Fiorillo con Bnl, a fronte delle linee di credito oggi sospese. In base a quel pegno, già a dicembre la banca ha incassato circa 30 milioni dalla Regione e presto potrebbe ottenerne altrettanti.
Ieri, intanto, dopo la valanga di proteste per i ritardi, il direttore operativo Giorgio Botti ha compiuto una ispezione sui treni. «Voglio verificare di persona le cause», ha detto ai ferrovieri stupiti. Chissà cosa avrà scoperto: Sud-Est (che da ieri ha un nuovo logo, nello standard di Fs) non risponde alle domande dei giornalisti. [m.s.]

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400