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Venerdì 20 Ottobre 2017 | 05:40

L'interrogatorio al gip

Bari confessano i due orchi 70enni
che adescavano minorenni

Vincenzo Vinciguerra, 69enne barese, e Pasquale Marziliano, 74enne di Bitetto hanno ammesso le loro responsabilità. Uno dei due: chiudetemi in una clinica

Bari confessano i due orchi 70enniche adescavano minorenni

Hanno confessato i due anziani arrestati dai Carabinieri e accusati di aver avuto rapporti sessuali con un minorenne di 13 anni rumeno adescato nei pressi del San Nicola. Sia Vincenzo Vinciguerra, 69enne barese, e Pasquale Marziliano, 74enne di Bitetto, arrestati nella tarda serata di mercoledì dai carabinieri della Compagnia San Paolo su ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del Tribunale di Bari Giovanni Anglana con l’accusa di atti sessuali con minore, aggravati dalla giovanissima età della vittima, hanno ammesso le loro responsabilità davanti al giudice e al pm Quercia nel corso dell'interrogatorio di garanzia che è stato anticipato ad oggi. Uno dei due ha chiesto di essere messo ai domiciliari in un centro psichiatrico.

LE CIMICI E GLI ATTI SESSUALI IN DIRETTA - I due sono stati incastrati da una serie di intercettazioni ambientali e comici che i militari hanno collocato in alcuni luoghi captando conversazioni a dir poco impubblicabili. Del resto, il giudice Anglana - nella sua ordinanza restrittiva - scrive così: «Due uomini adulti che si fanno forti del denaro e di piccoli regali per convincere un bambino bisognoso di soli 13 anni ad accompagnarsi a loro e a sottostare ai bisogni carnali e alle loro laide condotte per poi retribuirlo con banconote di modicissimo valore ed indurlo a sottomettersi alle loro richieste – che vanno dal semplice nudismo sul sedile posteriore di un’automobile con gli organi genitali in vista al sesso orale o anale in aperta campagna – ogniqualvolta arrivi una fatidica telefonata, non possono che incarnare alla perfezione l’ideale degli orchi approfittatori, subdoli ed immorali che sfruttano la minorata difesa della loro vittima per dare concretezza ad istinti riprovevoli».

I militari non sono riusciti a intervenire in tempo ed evitare la consumazione dell'atto sessuale perchè la zona in cui si erano appartati - tra Sannicandro e Cassano - era un'area con un segnale di bassa intensità, quindi a scarsa ricezione degli apparati, che hanno portato ad un blocco temporaneo del sistema ed hanno permesso di scaricare i dati relativi ad alcuni minuti di conversazione con un leggero ritardo. Si è registrato inoltre un temporaneo sfalsamento del segnale gps, che non ha permesso la rilevazione esatta della posizione dell’auto.

Gli episodi contestati ai due anziani risalgono al 31 marzo e al 2 aprile scorsi. In entrambe le occasioni i due avrebbero convinto l’adolescente a salire a bordo della loro auto e, giunti in una campagna a Sannicandro, avrebbero compiuti atti sessuali con lui in cambio di 20 euro ciascuno. «Atti sessuali similari - si legge nell’imputazione - che ponevano in essere nei confronti del minore anche in precedenti occasioni di incontro, il tutto circuendolo mediante offerte di alimenti, dolciumi, sigarette al fine di rabbonirlo e ingraziarlo alle loro volontà concupiscenti».

Gli inquirenti ritengono infatti che gli episodi si siano ripetuti nel tempo in numerose altre occasioni. I due sarebbero arrivati a proporre al ragazzo gite fuori porta e uscite a quattro.

GLI INCONTRI NEL NOTO BAR DI POGGIOFRANCO - L’indagine dei carabinieri è partita nel dicembre scorso sulla base di numerose segnalazioni fatte alla Polizia Municipale. I sopralluoghi nel campo rom nei pressi dello stadio S. Nicola, in coordinamento con gli uffici giudiziari del Tribunale per i minori «interessato a stabilire se vi fossero minorenni di etnia rom in precarie condizioni di vita o in stato di abbandono», hanno consentito di identificare intere famiglie. La svolta alla indagini è arrivata a marzo con il servizio della trasmissione televisiva «Le Iene».

Dagli accertamenti dei carabinieri, è emerso che i due si intrattenevano con diversi minorenni presso un noto bar nel quartiere Poggiofranco (gestore e personale hanno offerto collaborazione agli investigatori), offrendo loro panini e bibite per poi allontanarsi con l’auto e appartarsi nelle campagne della provincia per compiere atti sessuali. «Tali strumenti, fonti di oscene ed intollerabili conferme del quadro indiziario fino ad allora ricostruito - si legge negli atti giudiziari - hanno permesso di dipingere e conoscere due personalità traviate: assidui e regolari frequentatori di soggetti di minore età, di nazionalità straniera, pronti a soddisfare i propri desideri carnali e le fantasie sessuali profittando della precaria condizione economica e del disagio vissuto dai ragazzini che, inconsapevoli o meno, venivano attirati dalla promessa e dalla dazione di denaro e di altre regalie».

IL TENTATIVO DI COMPRARE IL SILENZIO - Dalla lettura degli atti d’indagine emerge anche che i due, nel timore di essere scoperti dopo aver saputo che il 13enne era stato sentito dai Carabinieri, sarebbero arrivati a «pensare di mettere a tacere l’intera vicenda - riferiscono gli inquirenti - pagando il padre del piccolo, così facendosi ulteriore scudo della situazione di indigenza economica e bisogno in cui versano le famiglie di etnia rom e tentando di risolvere il tutto con 2 o 300 euro, come se il denaro - scrive la Procura - potesse salvare il minore dal danno psicologico che i due ormai gli hanno inflitto». Dalle indagini non emergono responsabilità del padre del ragazzo, il quale anzi pochi giorni prima degli arresti ha denunciato i due per i presunti abusi sul figlio minore.

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Commenti all'articolo

  • pino

    14 Aprile 2017 - 19:07

    La massima pena sarà quella che Dio gli riserverà finché vivranno..

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