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Giovedì 19 Ottobre 2017 | 09:23

ambiente

«Diossina nel latte materno»
scatta l'allarme a Galatina

Le analisi hanno rivelato alcune tracce. I cittadini cercano risposte

Diossina nel latte materno scatta l'allarme a Galatina

Tiziana Colluto

Premessa: non si vuole creare allarmismo, ma solo avere risposte più complete dal fronte istituzionale. A questo mirano le analisi commissionate da semplici cittadini e che documentano la presenza di diossina nel latte di una giovane mamma di Galatina e tracce, seppur minime, di microinquinanti nell’acqua prelevata da una fontana pubblica di Soleto.

È il responso fornito sui campioni affidati dall’associazione Fare Ambiente al laboratorio Re.Chem.An di San Pietro Vernotico, lo stesso a cui in passato si è già rivolta Peacelink per la ricerca di diossine in alcune matrici a Taranto, operazione dal basso da cui è scaturita, poi, l’inchiesta “Ambiente svenduto” sull’Ilva.

Il campione di latte materno è stato donato da una mamma 25enne, non fumatrice. La presenza di diossina si attesta a circa la metà di quella rilevata nelle donne del rione Tamburi a Taranto. «E’ un dato per noi preoccupante. Qui siamo in una zona ubicata lungo una direttrice nord-sud, in base ai venti predominanti, rispetto al polo industriale - puntualizza Salvatore Masciullo, a capo di Fare Ambiente -. Non abbiamo la pretesa di fornire verità, ma di dare input, perché finalmente venga fatto un monitoraggio ad ampio spettro. Il nostro compito, infatti, finisce qui. Ora si attivino gli altri». Il nodo è nell’interpretazione di quei dati, che necessariamente – è doveroso precisarlo – non sono né possono essere indicatori della situazione complessiva del territorio, fotografia che può emergere soltanto attraverso uno screening più completo.

«Normalmente - spiega Vincenzo Cagnazzo, responsabile del laboratorio Re.Chem.An - sul latte materno lo studio va condotto su più campioni, per raccordare la concentrazione di inquinanti organici rispetto al peso corporeo del bambino e quindi ad una dose giornaliera che il neonato assume. Nel nostro caso, invece, avevamo un campione secco, anche se rappresentativo di più giorni, per cui abbiamo potuto determinare un dato medio di concentrazione di microinquinanti organici nel latte materno di questa mamma. Va detto, inoltre, che da bibliografia l’80 per cento di Pcb o diossine proviene dall’alimentazione. C’è, poi, chiaramente il contributo ambientale. La presenza di microinquinanti organici, ad ogni modo, nella donna di Galatina c’è. Rispetto ad altre aree, come Taranto, è più ridotta, pari a circa la metà». È molto? È poco? Non essendoci un limite di legge relativo alle diossine nel latte materno, non è semplice stabilirlo. E di sicuro questi microinquinanti sono presenti solitamente anche in tutte le altre matrici, come sangue e grasso.

«Se queste analisi spot hanno un valore – dice Cagnazzo – allora risiede nel segnale che danno, nella necessità di approntare studi più approfonditi, per capire se si tratta di un fenomeno particolare, un punto minimo o di massima». I campioni prelevati da una fontana Aqp, invece, dicono che l’acqua è assolutamente potabile, con bassissimi contenuti di contaminanti quali metalli pesanti, diossine e pesticidi, che pure ci sono. «Integreremo con questo materiale l’esposto depositato in Procura nel 2013 sulle emissioni del più grande agglomerato industriale della provincia», annuncia Masciullo. «E consegneremo le analisi ad Asl e Arpa, perché ci diano risposte complessive», aggiunge Fabio Tarantino, sindaco di Martano, tra coloro che si sono autotassati, raccogliendo 1.400 euro per finanziare le analisi.

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