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Domenica 17 Dicembre 2017 | 22:31

Twiga nel salento

Twiga nel salento «Troppi stabilimenti balneari intervenga la Regione Puglia»

L'inchiesta della magistratura Seclì (Italia Nostra): non ce l'ho con Briatore, ma con chi gli stende il tappeto

Twiga nel salento «Troppi stabilimenti balneari intervenga la Regione Puglia»

di Mauro Ciardo

«Gli interventi della magistratura sulle strutture lungo la costa vanno a colmare i vuoti della politica». Italia Nostra usa toni sferzanti all’indomani dell’apertura di un’inchiesta che coinvolge il «Twiga» di Flavio Briatore a Otranto, puntando l’indice contro l’eccessiva antropizzazione della fascia costiera e chiedendo l’intervento della Regione. L’altra mattina sul cantiere si era svolto un sopralluogo di forze dell’ordine e soprintendenza per accertare lo stato di fatto dei luoghi.

«L’intervento di verifica della magistratura era indispensabile - commenta Marcello Seclì, presidente della sezione Sud Salento di Italia Nostra - ovviamente non bisogna usare forme rigorose solo perché si tratta della struttura di Briatore, il cui nome ha solo scatenato un clamore mediatico. In località Cerra - ricorda l’esponente ambientalista - effettuammo un sopralluogo già nell’agosto dello scorso anno quando abbiamo avuto la prima segnalazione che il sito sarebbe stato interessato da un’operazione edilizia. Ancora non sapevamo che si trattasse del locale di Briatore perché la notizia venne data il mese successivo. Già in quel momento però - prosegue - abbiamo potuto constatare erano state realizzate opere preparatorie e sottoservizi con spostamento di terreno, in un luogo morfologicamente particolare».

Italia nostra entra nel dettaglio e ipotizza una fruizione del sito di tipo quasi esclusivo.

«Il “Twiga” avrà a disposizione uno spazio demaniale per l’accesso al mare - analizza Seclì - ma visto che dall’entroterra è difficilissimo arrivare al locale, è molto probabile che l’accesso al mare diventi esclusivo».

Da qui una serie di strali alla classe politica. «Io non ce l’ho con Briatore, che fa solo il suo lavoro - precisa il presidente - ma con chi gli stende il tappeto sotto i piedi prostituendo il territorio. Secondo l’Ispra la nostra costa è tra le più antropizzate d’Italia e oggi ci sono troppi stabilimenti balneari. Non possiamo sostenere battaglie contro la Tap se ci stiamo precludendo da soli il paesaggio. I Comuni - tuona - stanno facendo a gara per accaparrarsi questo tipo di investimenti e avere più turisti quindi esiste un vuoto della politica che non sta svolgendo più la funzione di controllo. Ben venga l’operato della magistratura a fare chiarezza non solo qui ma su tutto il litorale salentino.

Alla fine un appello rivolto a Bari. «Contro la corsa sfrenata a tali insediamenti con il placet dei Comuni - è la richiesta di Seclì - la Regione intervenga facendo da calmiere e imponendosi con regole più ferree».

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