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Venerdì 24 Novembre 2017 | 17:53

decisione del tribunale

Percorso di deradicalizzazione
per convertito islamico di Bari

Alfredo Santamato

Alfredo Santamato

BARI - Obbligo di soggiorno, divieto di comunicazioni via internet e ammissione ad un percorso di de-radicalizzazione. Sono le prescrizioni del Tribunale di Bari, misure di prevenzione, al 42enne di Noci Alfredo Santamato, alias Muhammad, indagato per terrorismo internazionale e apologia di terrorismo e sottoposto per questo alla misura della sorveglianza speciale. Nei giorni scorsi a Santamato era stato notificato un provvedimento urgente del presidente della sezione, Francesca La Malfa, che aveva disposto il ritiro della patente di guida e del passaporto. Il provvedimento, adottato su richiesta del pm Dda Carmelo Rizzo ed eseguito dalla Digos, è stato ora confermato dal collegio che ha ascoltato l’indagato. In udienza Santamato si era presentato con la barba tagliata e aveva sostenuto di non essere un terrorista; anzi, di essersi convertito all’Islam per amore di sua moglie. Le sue posizioni sono state ritenute troppo estremiste, poiché lo stesso aveva dichiarato di voler far infibulare le figlie. Figli e la moglie sono in una struttura protetta. 

Per la prima volta in Italia, spiegano gli investigatori, «nel solco di recentissime pronunce comunitarie in tema di de-radicalizzazione, che si inquadrano nell’ambito delle nuove strategie internazionali per la prevenzione al terrorismo jihadista», il provvedimento del Tribunale prevede che Santamato sia «sottoposto ad un percorso di recupero socio-giuridico-culturale». Percorso che deve avvenire - spiegano - anche con l’intervento di figure esperte nella mediazione culturale e con il coinvolgimento dell’Università di Bari - Dipartimento di Giurisprudenza, già impegnata nella definizione di programmi di studio sul tema del rapporti tra Stato e religioni».
Il sospetto sulla pericolosità di Santamato deriva inoltre dal fatto che l’uomo è un camionista e dispone di un tir, potenzialmente un’arma da utilizzare in un attentato terroristico. Dagli accertamenti della Polizia è emerso che il 42enne, attraverso la rete, avrebbe stretto amicizia con persone che praticano l’apologia di terrorismo o sono essi stessi jihaidisti, condividendo sui social una serie di messaggi, «farneticanti e integralisti, si legge nel provvedimento - che esaltano la lotta contro il nemico e giustificano gli sgozzamenti».
Il divieto di utilizzo di apparati per le connessioni internet, infatti, deriva dalla circostanza che «proprio sul web l'uomo aveva espresso le proprie posizioni oltranziste ed intrattenuto contatti con internauti già segnalatisi in altre indagini di settore concluse in Italia».

Per la prima volta in Italia, spiegano gli investigatori, «nel solco di recentissime pronunce comunitarie in tema di de-radicalizzazione, che si inquadrano nell’ambito delle nuove strategie internazionali per la prevenzione al terrorismo jihadista», il provvedimento del Tribunale prevede che Santamato sia «sottoposto ad un percorso di recupero socio-giuridico-culturale». Percorso che deve avvenire - spiegano - anche con l’intervento di figure esperte nella mediazione culturale e con il coinvolgimento dell’Università di Bari - Dipartimento di Giurisprudenza, già impegnata nella definizione di programmi di studio sul tema del rapporti tra Stato e religioni».
Il sospetto sulla pericolosità di Santamato deriva inoltre dal fatto che l’uomo è un camionista e dispone di un tir, potenzialmente un’arma da utilizzare in un attentato terroristico. Dagli accertamenti della Polizia è emerso che il 42enne, attraverso la rete, avrebbe stretto amicizia con persone che praticano l’apologia di terrorismo o sono essi stessi jihaidisti, condividendo sui social una serie di messaggi, "farneticanti e integralisti, si legge nel provvedimento - che esaltano la lotta contro il nemico e giustificano gli sgozzamenti».
Il divieto di utilizzo di apparati per le connessioni internet, infatti, deriva dalla circostanza che «proprio sul web l'uomo aveva espresso le proprie posizioni oltranziste ed intrattenuto contatti con internauti già segnalatisi in altre indagini di settore concluse in Italia».

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