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il nodo Sanitaservice

Il caso Foggia apre
un buco da 40 milioni

L'Iva non versata appesantisce i bilanci Asl. Ma la Regione: «Non è dovuta»

Il caso Foggia apre un buco da 40 milioni

Massimiliano Scagliarini

BARI - La Regione è convinta di poter dimostrare che le Asl non devono pagare l’Iva sulle prestazioni rese dalle società in-house: se così fosse, si genererebbe un risparmio di 20-25 milioni di euro l’anno. Ma al momento l’unica cosa certa è che l’Agenzia delle Entrate e la Finanza ritengono il contrario, come emerge dalla verifica fiscale sulla Sanitaservice di Foggia, sanzionata per i 4,3 milioni di Iva non versata del 2011. E dunque, con ogni probabilità, la Asl foggiana dovrà accantonare in bilancio almeno una parte delle somme in contenzioso per gli anni fino al 2016: considerando anche sanzioni e interessi, il totale supera i 40 milioni di euro.

La questione, tecnicamente complessa, può essere riassunta così. Le Sanitaservice, inventate dall’assessore Tommaso Fiore ai tempi di Vendola per internalizzare gli appalti, fatturano alle Asl il costo del personale che si occupa di ausiliariato, pulizie e - in qualche caso, come Foggia - anche del 118. In quelle fatture, tutte le Sanitaservice applicano l’Iva sulla base di una risoluzione delle Entrate del 2007 e dei contenuti di un interpello della Asl di Taranto. Tutte, tranne quella di Foggia. Che infatti a seguito della verifica della Finanza è stata già sanzionata per il 2011: sono in notifica i verbali degli anni successiv).

Per provare a capirci qualcosa la Asl di Foggia ha chiesto un parere pro-veritate all’Università di Bari. Servirà appunto per provare a dimostrare che l’Iva non è dovuta, in quanto non ci sarebbe «alterità» tra l’ente pubblico (la Asl) e il soggetto in-house: oggi l’Iva finisce per tradursi solo in un maggior costo pubblico, perché per le Asl è indetraibile. Se così fosse, tutte le Asl potrebbero chiedere indietro quanto versato negli ultimi cinque anni, generando un credito che farà bene ai bilanci.

Ma è una strada tutt’altro che agevole da percorrere, e comunque ha tempi lunghi: bisognerà instaurare un contenzioso davanti alla giustizia tributaria (la Sanitaservice di Foggia ha già impugnato i risultati del «Pvc»). Nel frattempo, la Asl dauna (dove, per pura coincidenza con la notifica del verbale, pochi giorni fa si è dimesso il direttore amministrativo) dovrà correre da subito ai ripari. E se alla fine avrà ragione l’erario, bisognerà colmare un buco da 40 milioni per pagare il dovuto: una nuova manovra finanziaria a carico delle casse regionali.

Insomma, un problema che semina ulteriori dubbi sulla scelta della giunta Vendola di internalizzare i servizi ausiliari delle Asl: il presunto risparmio, infatti, rischia di rivelarsi inesistente. E tutto questo senza considerare i meccanismi spesso clientelari con i quali sono stati reclutati gli addetti. Peraltro una sentenza del Consiglio di Stato (riguardava la Asl di Brindisi) ha già considerato illegittimi gli affidamenti in-house delle Asl, tanto che dal 2015 non se ne fanno di nuovi, e la Regione ha aperto un tavolo tecnico per studiare le contromosse. L’idea sembrerebbe quella di sfruttare il nuovo quadro normativo emerso con i decreti Madia per creare una unica agenzia regionale per i servizi delle Asl, cui verrebbero trasferiti i 5mila addetti attuali. L’alternativa è solo il ritorno agli appalti: ma l’impossibilità di invocare la clausola sociale significherebbe non poter offrire nessuna garanzia ai dipendenti.

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