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Lunedì 20 Novembre 2017 | 07:03

Sanità

Un barese su 17 è diabetico
Allarme obesità infantile

I dati pughliesi superiori alla media nazionale. Ogni tre malati ce n'è uno che non sa di esserlo

Un barese su 17 è diabeticoAllarme obesità infantile

GIANLUIGI DE VITO

Settantatre morti al giorno. Bollettino da Guerra Mondiale. È l’«esercito» di italiani spediti al cimitero dal diabete (400 milioni le persone affette nel mondo).

Tolgono il respiro, i dati: gli italiani che soffrono di diabete sono l’8% della popolazione adulta. Le persone che dichiarano di avere la patologia sono 3,27 milioni (il 5,4% della popolazione: un italiano ogni 18). E va aggiunto almeno un milione di persone che non sanno di averlo. Non basta. Il diabete aumenta del 35-44% il rischio di morte: nel 2015, 74.496 i decessi.

E a Bari e in Puglia? Quadro ancora più disastroso. Primo, perché, anche da noi, per ogni tre baresi con diabete, ce n’è uno che non sa di averlo; e per ogni barese diabetico, uno ha un elevatissimo rischio di svilupparlo per scarsa tolleranza al glucosio ed elevata glicemia a digiuno.
Secondo. In Puglia, e quindi anche a Bari, la prevalenza del diabete è superiore alla media nazionale: 6% contro il 5,4%. Significa che i diabetici pugliesi sono 245.406, di cui 19.580 nell’area metropolitana di Bari. Vale a dire: uno ogni 17.
È quanto emerge dal decimo Report presentato quattro giorni fa dalla Fondazione «Italian barometer diabetes obeservatory» (Ibdo). Il report è uno dei più accreditati studi scientifici su diabete e obesità e nella Fondazione ha un ruolo rilevante, tra gli altri, Francesco Giorgino, ordinario di endocrinologia e malattie del metabolismo dell’Università di Bari, e direttore dell’Unità complessa di endocrinologia del Policlinico. Proprio Giorgino ha contribuito alla stesura del decimo rapporto. Spiega: «È importante notare come anche in Italia le regioni in cui sono maggiormente diffusi il sovrappeso e l’obesità, le regioni del Meridione, siano anche quelle in cui si osserva il maggior numero di casi di diabete. Purtroppo anche la mortalità per diabete è maggiore nelle regioni dell’Italia meridionale, così come sono maggiori gli accessi in ospedale soprattutto per quei pazienti che hanno le complicanze come nefropatia, retinopatia, neuropatia, malattia cardiovascolare».

Un allarme ancora ignorato soprattutto in considerazione di indicatori che migliorano non come dovrebbero. Dal 2008 al 2014, la percentuale di bambini pugliesi 8-9 anni in sovrappeso e obesi si è ridotta dal 25% a 23,1% (sovrappeso) e dal 14% al 13,5%. Troppo poco per un regione con un trend più alto di quello italiano.
Situazione peggiore se lo sguardo va ai «tassi di mortalità» dal 2000 al 2013: il numero di maschi diabetici morti ogni 100mila decessi diminuisce in tredici anni da 41 a 32; nonostante la diminuzione, il numero resta ben al di sopra dei parametri nazionali (33 - 32). Così pure per le donne pugliesi diabetiche morte: in 13 anni, ogni 100mila morti, il numero si è abbassato da 47 a 35, più di quello dei maschi, ma resta ancora alto rispetto al trend nazionale (31 - 24).
Siamo tra i peggiori d’Italia, di conseguenza, anche nel consumo di farmaci diabetici e nei tassi di ospedalizzazione: per il diabete non controllato, siamo passati dal 16% (ogni 100mila abitanti) nel 2014 (contro il 15% dell’Italia) al 27% nel 2012 (contro il 18%). Per il diabete con complicanze, dal 44% nel 2012 (31% in Italia) al 50% (33%).
Il tutto condito dalle amputazioni del piede diabetico, anch’esse aumentate in quattro anni: dal 14% al 15%

Una pandemia che non solo non va sottovalutata, ma va affrontata in maniera muscolare. Va giù dritto, Giorgino: «È necessario costruire una rete in cui siano coinvolti i centri di endocrinologia e diabetologia, incluse le strutture ospedaliere a più alta specializzazione, gli specialisti che operano sul territorio e i medici di medicina generale, in modo che si possa implementare tutti insieme un percorso per poter offrire alla persone con diabete i diversi riscontri in relazione alle varie esigenze che questa patologia presenta, dall’intervento nutrizionale, alla terapia farmacologica, alla gestione delle complicanze, alla possibilità di utilizzare anche strategie terapeutiche più avanzate, quali i microinfusori di insulina, eventualmente anche il trapianto di pancreas o isole pancreatiche e le nuove tecnologie per la cura del piede diabetico».

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