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Martedì 21 Novembre 2017 | 07:04

Puglia, vicenda Cardio on line

Truffa sulla Telecardiologia
chiesti due rinvii a giudizio

Scandalo Telecardiologiaipotesi turbativa d'astaper ex gestore Cardio On line

MASSIMILIANO SCAGLIARINI

BARI - Nove fatture gonfiate di oltre 556mila euro, per far pagare alla Regione un servizio in buona parte inesistente. È per questo che la Procura di Bari ha chiesto il rinvio a giudizio - con l’ipotesi di truffa ai danni dello Stato - dei titolari di Cardio On Line, la società che fino a fine 2015 ha gestito l’appalto della telecardiologia (gli ecg sulle ambulanze): veniva pagata per garantire la presenza di due cardiologi per turno di lavoro, ma ne impiegava uno solo. Una truffa scoperta dalla stessa Regione, che a giugno 2014 ha presentato un esposto firmato dall’allora assessore Elena Gentile.

La richiesta di rinvio a giudizio, firmata dal procuratore aggiunto Lino Giorgio Bruno e dal pm Antonino Lupo dopo la conclusione delle indagini preliminari, riguarda Giulia Dellegrottaglie, 54 anni, amministratore di Cardio On Line, e suo marito Claudio Lopriore, 67 anni, direttore generale, ritenuto «amministratore di fatto» della società. L’udienza davanti al gup Francesco Pellecchia si terrà a settembre, considerando che la prescrizione è vicina (l’ultima fattura ritenuta truffaldina è del 21 settembre 2012) e che dunque c’è il rischio di non arrivare a sentenza definitiva.

Le indagini svolte dal Nucleo di polizia tributaria della Finanza di Bari hanno confermato la denuncia della Regione, basata sulla ricostruzione operata dall’allora direttore dell’area Salute, Vincenzo Pomo. Il contratto con Cardio On Line prevedeva che al superamento di un determinato numero di ecg al giorno (il 20% dei 180 ecg previsti dal contratto), la società dovesse mettere a disposizione una seconda equipe specialistica, facendo così crescere il costo per la Regione da 1,2 a 1,8 milioni di euro l’anno. Una verifica amministrativa sui pagamenti da giugno 2010 a maggio 2012 ha fatto però emergere alcune irregolarità: non solo i turni non risultavano coperti dal secondo cardiologo, ma i medici erano reclutati a consulenza e dunque con un sensibile risparmio rispetto ai costi previsti.

Secondo la Procura nelle fatture per i periodi che vanno dal giugno-agosto 2010 al giugno-agosto 2012 sarebbero contenute anche «somme contrattualmente dovute solo in caso di “Potenziamento equipe medica” connesso a “Refertazioni eccedenti 20% contratto base” sebbene il servizio fosse stato assicurato da un solo medico specialista in cardiologia - con corresponsione peraltro ai cardiologi effettivamente impiegati di compensi inferiori rispetto a quelli dichiarati sulla base dei contratti stipulati con il relativo personale». Una conclusione coincidente con quella della ctu espletata in sede civile (davanti al Tribunale di Bari si discute proprio di quei 556mila euro che la Regione ha bloccato): lì è emerso che ai medici veniva applicato il contratto del commercio, pagandoli come se fossero capi cassieri di un supermercato.

Da fine 2015 la telecardiologia è stata affidata al Policlinico di Bari, nonostante le grandi polemiche alimentate in quei mesi a suon di lettere anonime e di roboanti interrogazioni dei grillini (se le accuse della Procura a Cardio On Line verranno confermate, la consigliera regionale Antonella Laricchia si sarà spesa per difendere un truffatore): oggi il servizio funziona a costi più contenuti e - sorpresa - sono diminuiti sia il numero degli ecg giornalieri sia la percentuale di falsi positivi.
A Bari sono aperti altri fascicoli sulla questione. Uno in particolare, avviato su esposto del Policlinico, riguarda proprio i veleni, le lettere anonime e gli esposti infondati: notizie di falsi malfunzionamenti del nuovo sistema pubblico, diffuse ad arte - questa l’ipotesi del pm Claudio Pinto - per evitare che Cardio On Line perdesse l’appalto. Anche in questo caso, oltre che l’indagine penale, è in piedi anche un procedimento civile attivato dal Policlinico per chiedere il risarcimento dei danni.

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