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Venerdì 24 Novembre 2017 | 14:09

La cordata con Marcegaglia

Ilva, Arcelor propone etanolo
per riduzione Co2: è più efficace

Ilva a Taranto

Lo stabilimento Ilva

Il progetto dello stabilimento Gent attualmente è in fase di lavorazione «e nel 2019 inizierà la produzione di etanolo da quell'impianto», hanno affermato Nicola Davidson, responsabile della Comunicazione del gruppo Arcelor Mittal, che ha tenuto - insieme a Carl De Marè, vice presidente del Settore tecnologico - una conferenza stampa a Taranto per illustrare i progetti relativi all’offerta di acquisizione dello stabilimento Ilva (in consorzio con Marcegaglia) e le nuove tecnologie che intendono mettere a disposizione dello stabilimento. «Il nostro obiettivo è quello di estendere questo progetto a tutta l’Europa». «Nel caso - hanno rilevato - si dovesse realizzare l’acquisizione dello stabilimento Ilva, saremmo lieti di trasferire queste tecnologie nel sito di Taranto. Naturalmente ci sarebbero degli step da seguire perchè, nella prima fase, avremmo una produzione di 6 milioni e nella seconda di 8 milioni di tonnellate di acciaio. Se noi vogliamo parlare di innovazione delle tecnologie per la siderurgia questo cambia le carte in tavola».

Il gas che fuoriesce dall’altoforno, in base a questa tecnologia, si converte «in alcol etanolo. L’etanolo - è stato puntualizzato - è utilizzabile anche per le plastiche, per le vernici e per gli alimenti. Abbiamo una serie di progetti per questa conversione da mettere in atto. Ecco perchè vogliamo rapidamente implementarlo in Europa». Il gruppo attualmente produce «100 milioni di tonnellate d’acciaio, 70 milioni delle quali - hanno chiarito De Marè e Davidson - con gli altoforni e anche 7 milioni di tonnellate di preridotto in tutti gli stabilimenti del gruppo (Rpt in tutti gli stabilimenti del gruppo). Se dovessimo realizzare il preridotto in Europa, e lo abbiamo studiato riguardo all’Italia e ai Paesi dove abbiamo i nostri impianti, a causa dell’alto costo del gas naturale, la produzione di acciaio sarebbe una delle più costose. Anche se si dovesse ridurre del 30% grazie ai contributi statali, che non sono concessi, l’impianto risulterebbe ancora molto costoso rispetto ai competitor europei e non risulterebbe sostenibile». L'altoforno «rimane sempre un elemento estremamente efficiente - è stato affermato - rispetto al 15% in meno dell’energia del predirotto».

OFFERTA E PIANO - «La nostra offerta finanziaria ha un prezzo che non è stato rivelato e ha un piano di investimenti che riguarda 2,3 miliardi di euro divisi tra piano industriale e piano ambientale. Dal punto di vista ambientale l’impegno riguarda 1,1 miliardi di euro che comprende anche la copertura dei parchi minerali. Sappiamo che si tratta di un intervento importante e una problematica molto avvertita dalla popolazione». 

«Non siamo in grado - è stato osservato - di indicare i tempi. Indubbiamente è un’opera che richiede molto lavoro ed è difficile stimare il tempo. Tuttavia sappiamo che è molto importante per la comunità, per i lavoratori stessi, per la città di Taranto. Sarà attribuita una priorità, ma non riusciamo a dare un riferimento temporale. Stiamo esaminando questa calendarizzazione e dobbiamo esaminare cosa è stato fatto dal punto di vista ingegneristico».

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