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Sabato 25 Novembre 2017 | 10:49

Pesava oltre 200 chili

Taranto, obesa cade in casa
e muore in ospedale: 16 indagati

Trasportata con una ferita alla testa è stata esaminata dopo ore

ospedale Santissima annunziata taranto

MIMMO MAZZA

TARANTO - Il sollevatore mobile si rompe, la signora cade, batte la testa e poi muore in ospedale. Sono 21 le persone finite nel registro degli indagati per concorso in omicidio colposo a seguito del decesso della 60enne Anna Comma, una tarantina grande obesa (era arrivata a pesare oltre 200 chilogrammi), madre di sette figli.

La tragedia si è consumata giovedì scorso in una abitazione di via Laconia, nella zona di «Taranto 2». Stando a quanto denunciato dai familiari della vittima, tramite l’avvocato Martino Ruggieri, la signora Comma è finita rovinosamente a terra nella sua abitazione mentre stava usando il sollevatore bariatrico, un sollevatore mobile prodotto dall’azienda Vassilli srl di Padova il cui utilizzo era stato autorizzato dalla Asl di Taranto. Sul posto è immediatamente intervenuto il personale del 118 che ha provveduto, non senza difficoltà vista la mole, a trasportare la signora all’ospedale «Santissima Annunziata». Al pronto soccorso i medici di turno hanno riscontrato una ferita, nemmeno tanto grande, alla testa ed hanno così chiesto al radiologo di turno di effettuare una Tac per verificare la presenza di lesioni interne. A quanto pare, però, l’esame non sarebbe stato eseguito subito in quanto secondo gli operatori non si poteva fare a causa del peso della donna. Dopo qualche ora, al cambio turno in radiologia, invece l’esame è stato fatto e riscontrata la lesione interna, è stato disposto l’intervento chirurgico che però non è servito a evitare il decesso della signora Comma.

Ma quale è stata la causa della morte? Per accertarlo compiutamente, il pubblico ministero di turno Ida Perrone ha iscritto sul registro degli indagati i cinque componenti del consiglio di amministrazione dell’azienda costruttrice del sollevatore mobile, 15 medici in servizio all’ospedale Santissima Annunziata e il medico della Asl che ha autorizzato l’uso del sollevatore mobile (tutti difesi dagli avvocati Carlo e Claudio Petrone, Egidio Albanese, Antonio Raffo e Federica Spartera), ipotizzando nei loro confronti il concorso in omicidio colposo. Un atto dovuto e propedeutico all’effettuazione, avvenute già ieri, dell’esame autoptico sul cadavere dela vittima, esame affidato al professor Strada, e l’accertamento sul sollevatore bariatrico, delegato all’ing. Mignogna.

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