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Venerdì 20 Ottobre 2017 | 03:36

Operazione dei Carabinieri

Trani, pizzo ai ristoratori
col metodo mafioso: 7 arresti

L'inchiesta è il seguito di quella che un mese fa portò 8 persone in cella: adesso contestato l'aggravante mafiosa a 4 che erano già detenuti

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TRANI (BT). NUOVO COLPO ALLA BANDA DEL “PIZZO”. I CARABINIERI ESEGUONO UN’ORDINANZA DI CUSTODIA CAUTELARE NEI CONFRONTI DI 7 PERSONE.

 

Erano balzati agli “onori” della cronaca per aver imposto a tappeto il pizzo ed i Carabinieri del Comando Provinciale di Bari si erano già distinti per aver stroncano un’organizzazione che gestiva a Trani il racket delle estorsioni.

Notificata oggi una nuova ordinanza di custodia cautelare disposta su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari.

 

I Carabinieri del Comando Provinciale di Bari all’alba odierna hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, disposta dal GIP del Tribunale di Bari su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 7 persone specializzate nella sistemica imposizione del pizzo a gran parte del tessuto economico tranese.

I fatti al centro dell'inchiesta sono scaturiti dalle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia e sono collegati al più noto filone d’indagine convenzionalmente denominato “Pointbreak” culminato con gli arresti eseguiti il 2 febbraio scorso: durante le perquisizioni effettuate nel corso di quel blitz, i militari arrestarono anche una donna già affiliata al clan Annacondia, trovata in possesso di cocaina, e gli arresti furono complessivamente 8.

Le indagini non sono tuttavia mai state interrotte ed i Carabinieri della Stazione di Trani e del locale Nucleo Operativo, che avevano avviato i propri accertamenti a riscontro delle dichiarazioni di quel collaboratore e sono stati supportati dal coraggio di numerosi commercianti determinatisi a denunciare le angherie subite, hanno messo a nudo nuovi inquietanti scenari nei quali sono stati accertate ulteriori condotte estorsive, in danno di commercianti e ristoratori tranesi, cui veniva richiesto il pagamento con ritualità pressoché mensile, di somme di danaro oscillanti tra i 100 ed i 3000 euro.

In diverse occasioni, inoltre, i malviventi si erano peraltro avvalsi del clima di terrore infuso nelle vittime, costringendole a fornir loro derrate alimentari ovvero costosi alcoolici senza di fatto mai saldare il dovuto. Emblematico il comportamento criminale di uno degli arrestati che prendeva il posto del fratello - arrestato per altri motivi - nell'incassare le somme di danaro delle vittime.

Le ulteriori indagini hanno aggravato la posizione degli arrestati cui è stata contestata l'aggravamnte del metodo mafioso: come già emerso, l’azione criminale era sì estesa all’intero territorio cittadino, ma si è caratterizzata non solo per le minacce, implicite o esplicite, di gravissime ritorsioni in caso di rifiuto o opposizione alle richieste formulate, ma anche per il profondo clima di terrore ingenerato dalla caratura criminale del gruppo e della pressoché automatica evocazione della forza degli ambienti mafiosi notoriamente presenti in Trani sin dall’epoca del boss Annacondia.

L’attività investigativa aveva già permesso, tra l’altro, di ben delineare la struttura del gruppo, all’interno del quale spicca, quale elemento emergente nel panorama malavitoso tranese, Vito Corda, 38enne, pluripregiudicato, figlio di Nicola, già esponente di assoluto rilievo del clan Annacondia, operante negli anni ’80 e ’90 nel nord-barese. Il Corda, quale mente ispiratrice nell’organizzare le attività illecite dei correi e già detenuto poiché colpito da provvedimento di fermo eseguito dai Carabinieri di Trani il 29 gennaio scorso ed attinto dal provvedimento di custodia del 02 febbraio, è destinatario anche del provvedimento di oggi.

Attivo e determinante il ruolo dei restanti complici, in capo ai quali pendono le accuse di aver agito, in nome e per conto proprio ovvero in funzione del CORDA rinnovando insistentemente le richieste estorsive nonché riscuotendo il danaro illecitamente richiesto.

Le investigazioni hanno aperto le porte del carcere per altre tre persone, finora libere, per 3 persone, finora in stato di libertà, nonché graniticamente consolidato il quadro accusatorio per ulteriori 4 persone già detenute presso le case circondariali di Trani e Foggia.

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