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decisione del tribunale

«Il disabile deve studiare
la scuola, che si attrezzi»

scuola Cirillo Bari

La scuola Cirillo

di GIOVANNI LONGO

BARI - In astratto, già a partire da oggi, Nicola (nome di fantasia), potrà finalmente tornare a frequentare le attività pomeridiane della sua scuola. Ma per affermare un diritto, sostanzialmente già riconosciuto dallo stesso Ufficio scolastico regionale, c’è voluta, un’ordinanza del Tribunale di Bari, sezione lavoro, che ha posto un punto fermo nel lungo braccio di ferro tra i genitori del piccolo e la scuola, il Convitto nazionale «Domenico Cirillo» di Bari. Sulla base del principio che non si può negare a un alunno affetto da una lieve disabilità il diritto a partecipare alle attività pomeridiane della scuola, adducendo ragioni di bilancio e organizzative che impediscono di ingaggiare un insegnante di sostegno. Di qui l’ordine disposto dal Tribunale di «porre fine immediatamente alla condotta discriminatoria posta in essere nei confronti» del minore consentendogli «di frequentare il semiconvitto sino alla fine dell’anno scolastico attraverso l’assistenza di un educatore di sostegno specializzato».

Il piccolo, durante lo scorso anno scolastico, aveva manifestato un disturbo da deficit di attenzione e iperattività. Aveva bisogno di un supporto. La dirigente scolastica, la scorsa estate, rifiuta l’iscrizione di Nicola al semiconvitto per il 5° anno di scuola elementare. La famiglia, assistita dall’avvocato Ettore Gorini, non ci sta. Nessuna delle istituzioni risponde alle loro istanze, fatta eccezione per il direttore dell’Ufficio Scolastico Regionale che invitava la dirigente scolastica a ritornare sui propri passi, ammettendo il giovane studente al semiconvitto. La scuola non cede. I genitori si rivolgono al giudice del lavoro (competente anche per questioni relative all’assistenza scolastica).

Un ricorso d’urgenza presentato dai genitori viene respinto dai genitori che fanno reclamo. Questa volta il collegio di giudici (presidente Luigi Claudio, relatore Luigi Pazienza, giudice Maria De Ceglia) ribalta la decisione. «Il diritto del disabile all’istruzione - si legge nell’ordinanza - si configura come diritto soggettivo fondamentale». Il Convitto «deve osservare le leggi, ma soprattutto rispettare la persona ed i suoi diritti inviolabili, di fronte ai quali non gode di riserve discrezionali».
Il Convitto «non ha dedotto o provato che il deficit organizzativo in materia di educatori abbia comportato la corrispondente riduzione anche di altre prestazioni fruibili dai minori non disabili». Una scelta che «finendo per incidere negativamente solo sulle situazioni giuridiche soggettive» del minore «concreta un’illecita discriminazione indiretta a suo danno». E ancora: «Nessuna problematica di carattere organizzativo o di bilancio può ostacolare il percorso di apprendimento e di maturazione di un bambino disabile».

Il Convitto, insomma, «deve attivarsi, utilizzando le risorse economiche in possesso, oppure in concerto, con il ministero dell’Istruzione e gli uffici sottordinati, affinché non sussistano vuoti di organico che possano pertermettere» gli obblighi previsti dal diritto internazionale, dalla Costituzione e dalle leggi vigenti «di assicurare al portatore di handicap le stesse condizioni di approccio di un bambino normodotato». Indipendentemente dal fatto che, in questo caso, siamo di fronte, tra l’altro, a una disabilità non grave, ma lieve.
«Adesso - fa sapere l’avvocato Gorini - un bambino che nel primo quadrimestre ha avuto una pagella registrando 9 in tutte le materie, potrà finalmente condividere con i suoi compagni anche le attività pomeridiane e così non sentirsi più escluso, rifiutato, discriminato».

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