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Martedì 21 Novembre 2017 | 15:04

la storia infinita

Punta Perotti, case basse
a ridosso della ferrovia

il destino della costa sud Prende piede l'accordo di programma proposto dai costruttori

Punta Perotti, case bassea ridosso della ferrovia

Sul tavolo tutti i contenziosi pendenti ma anche un grosso punto interrogativo: il destino di quei suoli dove adesso sorge il «parco della legalità». Ma sui quali i proprietari da diversi mesi hanno presentato un accordo di programma che prevede volumetrie dimezzate e spostate verso la ferrovia, in linea con l’edificato esistente per evitare l’ennesimo effetto saracinesca.

la lettera della regione Un progetto che adesso Palazzo di Città valuta con attenzione anche alla luce della nota inviata di recente dalla Regione Puglia che ha chiesto notizie sull’istruttoria. Il Comune accelera ancora sulla telenovela Punta Perotti, all’indomani della decisione di opporsi alla richiesta dello Stato che chiede la restituzione degli oltre 46 milioni di euro versati a titolo di risarcimento alle imprese costruttrici, dopo la sentenza di condanna nel 2012 della Corte Europea dei diritti dell’Uomo sull’illegittima confisca dei suoli.

intorno al tavolo Ieri mattina il primo incontro congiunto tra tutte le ripartizioni comunali interessate: direzione generale, urbanistica e avvocatura per raccogliere i tasselli di un puzzle complicatissimo e per studiare le prossime mosse anche sul fronte edilizio. «Una mera discussione interlocutoria e di ricognizione su tutto quello che riguarda la complessa vicenda di Punta Perotti» ripete più volte l’assessore all’Urbanistica Carla Tedesco a margine dell’incontro durato circa due ore nella sala giunta del Comune. Comune che potrebbe aprire all’ipotesi di un accordo di programma con la realizzazione di palazzi più bassi per residenze e terziario, la riqualificazione di tutti gli spazi tra gli edifici, collocati a mo’ di scacchiera murattiana, e con la conservazione del parco sulla parte costiera, così come previsto dal nuovo Pug, il Piano urbanistico generale.

ma matarrese e andidero incontreranno il sindaco? Per ora bocche cucite sul progetto, a firma dell’architetto Ottavio Di Biasi, presentato dal Consorzio Parco Perotti, costituito dalla Sud Fondi dei Matarrese e dalla Mabar degli Andidero, detentori di circa il 70 per cento delle quote di quei suoli. Ma la sensazione è che una decisione nel bene e nel male dovrà comunque essere presa. E non si esclude a breve un incontro tra la giunta Decaro e i costruttori.

come riprendersi 46 milioni di euro Intanto, si lavora anche al contenzioso contro il diritto di rivalsa esercitato dallo Stato che chiede di incassare i 46milioni e 80mila euro già versati ai costruttori. Il Comune è pronto a ricorrere a un giudice per accertare negativamente ogni tipo di pretesa, ma lo Stato avrebbe dalla sua un’arma in più: l’esecuzione esattoriale. In soldoni potrebbe trattenere dalla quota dei trasferimenti statali che versa annualmente nelle casse del Comune una parte del credito vantato. Al tempo stesso, ma è un’ipotesi che a Palazzo di Città escludono, il Comune dovrebbe in via cautelare accantonare la cifra richiesta in un apposito fondo rischi, come avvenuto in passato per altri contenziosi. Perché 46 milioni di euro sono una cifra comunque importante che azzoppa ogni bilancio che si rispetti, soprattutto nella capacità di investimenti.

ma a palazzo di città c’è ottimismo In ogni caso al Comune c’è molto ottimismo sulla possibilità di spuntarla sullo Stato ripetendo la tesi «che la confisca fu decisa dai giudici e quindi dallo Stato, non dall’ente locale, mero esecutore della sentenza». Le prime risposte potrebbero arrivare da un giudizio analogo: un anno fa la giunta – proprio nelle ore in cui l’allora premier Renzi atterrava a Bari per la firma del Patto Metropolitano - si è infatti opposta al decreto ingiuntivo da 121mila euro della presidenza del Consiglio dei Ministri che chiede il ristoro dell’indennizzo dei danni morali, già versato dal Ministero dell’Economia ai costruttori di Punta Perotti. E sempre su sentenza di condanna da parte della Cedu, risalente questa volta all’anno 2009.

(fra. petr.)

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