Cerca

Giovedì 23 Novembre 2017 | 19:11

Udienza preliminare

Crac Divania, video incastra
Unicredit sui derivati bidone

Crac Divania, il Pm insiste«A processo  Ghizzoni e Profumo»Unicredit: la banca corretta

In una registrazione video del 10 marzo 2004 due funzionari Unicredit «ammettevano che nel periodo settembre 2003-marzo 2004 avevano posto in essere operazioni in derivati senza il preventivo consenso» del titolare della società Divania. Il contenuto di quella registrazione, fatta nell’ufficio dell’imprenditore Francesco Saverio Parisi all’interno dell’azienda e riportata in una informativa della Gdf, è stato depositato insieme con una memoria difensiva dal legale di parte civile, l’avvocato Antonio Ingroia, nell’ambito dell’udienza preliminare in corso a Bari nei confronti di 16 imputati.

Rischiano il processo gli ex amministratori delegati Federico Ghizzoni e Alessandro Profumo, oltre a manager e funzionari della banca, accusati di bancarotta fraudolenta per aver indotto Parisi a sottoscrivere 203 contratti derivati che, in pochi anni, secondo il pm di Bari Isabella Ginefra, avrebbero portato la società al dissesto e al successivo fallimento.
«Quella del crac Divania - ha detto Ingroia a margine dell’udienza - è la storia scandalosa di una truffa messa in piedi dai più alti vertici di Unicredit ai danni di una realtà solida, un gruppo leader in Italia nel suo settore, che dava lavoro a più di 400 persone. Ed è una storia emblematica di come purtroppo l’economia pulita e onesta in Italia sia stata infettata dalla finanza speculativa e parassitaria».

«Finalmente - ha aggiunto - è stata imboccata la strada giusta verso l’affermazione di giustizia e verità, sia per l'imprenditore Francesco Saverio Parisi, che è stato truffato, ingannato, minacciato ed estorto, sia per i lavoratori, anch’essi vittime di questa truffa. Abbiamo accolto con grande soddisfazione le due pronunce di condanna in sede civile e il riconoscimento dei diritti calpestati, ora occorre arrivare in tempi brevi ad un processo pubblico davanti ai cittadini».

«UniCredit, in relazione alla vicenda, - si legge in una nota della banca - ribadisce fermamente la correttezza del proprio operato, di quello di esponenti, anche cessati, e propri dipendenti ed è convinta che ciò potrà emergere dal vaglio delle sedi giudiziarie. Le vere ragioni del default di Divania sono contenute nella sentenza dichiarativa del suo fallimento del giugno 2011, confermate anche dalla Corte d’Appello di Bari e nella sostanza escludono che la contestata operatività in derivati abbia potuto rappresentare anche solo una concausa del dissesto di Divania».

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Altri articoli dalla sezione