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Martedì 21 Novembre 2017 | 11:20

Tra Palese e l'Aeroporto

Treni, un altro errore umano
sulla linea della strage di luglio

L'episodio è accaduto il 30 gennaio. L'azienda: un inconveniente tecnico. Sospesi i capistazione

incidente ferroviario Bari Nord

l'immagine della tragedia

MASSIMILIANO SCAGLIARINI

BARI - È accaduto di nuovo. Ancora una volta, sulla linea Bari-Barletta della Ferrotramviaria, un errore umano ha rischiato di causare gravi disagi alla circolazione. Non si può parlare di incidente sfiorato (i due convogli non si sarebbero potuti scontrare), e probabilmente nemmeno i passeggeri quel giorno, il 30 gennaio nel primo pomeriggio, hanno capito il perché di uno stop repentino che ha causato solo ritardi. Ma il fatto, indubitabile, è che ancora una volta qualcosa non ha funzionato sulla linea della strage, l’incidente che il 12 luglio 2016 ha fatto 23 morti e 50 feriti.

La notizia è stata tenuta riservata, ma è emersa grazie al verbale di una riunione tenuta tra l’azienda e i sindacati, preoccupatissimi per questo ulteriore inconveniente. La dinamica può essere ricostruita così. Un treno proveniente dall’aeroporto di Bari, diretto alla stazione centrale, era fermo «a protezione» a causa di una anomalia di funzionamento delle porte. Sistemato il problema, il conducente chiede il permesso di ripartire e lo ottiene. Sennonché, nel frattempo, il Dco (dirigente centrale operativo, la sala che gestisce il traffico) aveva dato il via libera a un altro convoglio proveniente da Palese in direzione nord, programmando il relativo percorso e dunque predisponendo gli scambi.

Bisogna specificare che la bretella per l’aeroporto è un binario unico che arriva fino al bivio (dove c’è lo scambio) che immette nel doppio binario verso la stazione di Bari. Se il treno proveniente dall’aeroporto avesse raggiunto lo scambio, sarebbe andato - come si dice in gergo ferroviario - «a terra», perché avrebbe trovato lo scambio programmato per l’altro convoglio, quello che procedeva da Palese verso nord. E si sarebbe bloccato tutto: una specie di «fuori pista» che avrebbe richiesto l’intervento umano per rimettere il convoglio sui binari.

La «Gazzetta» ne ha chiesto conto a Ferrotramviaria, che ieri non ha inteso commentare. E dunque la versione dell’azienda è affidata a quanto scritto nel verbale di incontro sindacale. «L’evento è stato qualificato come inconveniente di esercizio», ha dichiarato l’azienda secondo cui «al momento, non sono state rilevate anomalie che possano aver inciso sulla sicurezza dell’esercizio, e di conseguenza rischi per la salute e sicurezza dei lavoratori». Resta il fatto, però, che l’azienda ha sollevato dal servizio i capistazione coinvolti e che ha nominato una commissione di inchiesta. Allo stesso tempo, è stato inviato un report sui fatti all’Ansf (l’Agenzia nazionale per la sicurezza ferroviaria, che alla richiesta di chiarimenti della «Gazzetta» ha risposto «non commentiamo») e a Digifema, la direzione del ministero delle Infrastrutture che si occupa degli incidenti ferroviari e marittimi.

La preoccupazione dei lavoratori per quanto avvenuto è legata alla sicurezza della linea: i sindacati lamentano una eccessiva attenzione ai tempi di percorrenza e alla puntualità, che starebbe rischiando di far passare in secondo piano l’attenzione alle regole di circolazione dei treni. Proprio ieri, del resto, Ferrotramviaria ha ufficializzato il via libera al raddoppio della tratta tra Andria e Corato, quella dell’incidente del 12 luglio: lo ha vinto la Cemes di Pisa, che dopo la firma del contratto avrà circa 15 mesi per completare i 10 km di binari.

Sulla linea Bari-Barletta di Ferrotramviaria non è ancora attivo, se non per il tratto iniziale intorno a Bari, il sistema Scmt (il «pilota automatico» dei treni). Secondo l’azienda, tuttavia, il sistema entrerà in funzione entro marzo sulla tratta Bari-Bitonto, ed entro la primavera sulla Bitonto-Ruvo. Sulla Ruvo-Corato i lavori di installazione sono in corso. L’ultimo tratto, la Andria-Barletta, sarà chiuso e ammodernato durante i lavori per l’interramento dei binari di Andria.

Per quanto le situazioni siano molto diverse, è opportuno ricordare che il 12 ottobre 2014 nella stazione di Andria si verificò un episodio molto simile a quello che il 12 luglio scorso provocò la strage, con due treni inviati per errore sullo stesso binario unico. L’episodio fa parte dell’inchiesta della Procura di Trani sull’incidente mortale: nel caso del 2014, a differenza di quanto avvenuto il 30 gennaio scorso, si parla infatti di «spad», acronimo di signal passed at danger, una situazione di pericolo decisamente grave.

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