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Le due offerte

Ilva, duello tra AcciaItalia
e Arcelor-Marcegaglia

ROMA - La battaglia per la conquista dell’Ilva è entrata nel vivo. Le due cordate si sono materializzate nelle buste con le offerte vincolanti, finalmente aperte dopo tre proroghe. Su un fronte c'è la cordata composta da AcciaItalia, Jindal, Delfin e Arvedi, col sostegno finanziario di Cassa Depositi e Prestiti, sull'altro è invece il consorzio Am Investco Italy, formato da Marcegaglia e ArcelorMittal al quale dovrebbe aggiungersi Intesa Sanpaolo, dopo che la banca ha siglato col consorzio una lettera d’intenti.

Ma ci vorrà almeno un mese per sapere chi vincerà. Le offerte sono state trasmesse all’advisor finanziario della procedura di amministrazione straordinaria, Rothschild, e ora inizieranno gli adempimenti legati alla procedura, con la valutazione dei singoli aspetti delle proposte messe in campo dai due contendenti.

Per l’Ilva si tratta di una svolta. Impossibile dimenticare che tre anni fa era data per fallita con una perdita di 500 milioni l’anno, con gli impianti sotto sequestro e i fornitori alla finestra in attesa di pagamento. L’azienda oggi segna un fatturato 2016 in miglioramento sul 2015 a 2,2 miliardi, una riduzione dell’Ebitda negativo del 62% e una decisa ripresa della produzione. Va tuttavia sottolineato che le due offerte arrivano anche in un momento in cui lo scenario economico internazionale è cambiato, con i prezzi dell’acciaio in risalita.

Un pò a sorpresa Marcegaglia-ArcelorMittal hanno scoperto le carte della loro offerta e in un comunicato hanno spiegato che la proposta prevede 2,3 miliardi di investimenti nell’Ilva, oltre al prezzo d’acquisto (che non viene reso noto), una produzione di 9,5 milioni di tonnellate di prodotti finiti, l'impegno a realizzare un centro di ricerca e sviluppo a Taranto e usare nuove tecnologie per la produzione di acciaio a bassa emissione di anidride carbonica.

«Marcegaglia ha deciso di iniziare la collaborazione con ArcelorMittal perché eravamo convinti che la combinazione di eccellenze operative e finanziarie, unita ad una profonda conoscenza del mercato, rappresentassero la soluzione migliore per la rinascita dell’Ilva e delle persone che vi lavorano», ha detto Antonio Marcegaglia, presidente e ad dell’omonimo gruppo, mentre Lakshmi N. Mittal, presidente e ad di ArcelorMittal, ha aggiunto: «Siamo convinti di avere il giusto piano industriale, il piano ambientale corretto e il piano commerciale idoneo per sostenere la trasformazione dell’Ilva».

Resta invece abbottonata sulla propria offerta la cordata AcciaItalia, Jindal, Delfin, Arvedi. Secondo quanto illustrato da Jindal qualche giorno fa, la loro proposta prevede una svolta ecologica per l’Ilva, con il rilancio dell’ecomostro di Taranto "a 10 milioni di tonnellate di produzione che genereranno posti di lavoro» anche se nell’immediato «probabilmente ci sarà qualche riduzione dei posti di lavoro», concordata con i sindacati, e una sterzata verso l’innovazione.

E proprio i sindacati hanno fatto sentire la propria voce dopo l’apertura delle buste, ponendo l’accento sul nodo occupazionale e chiedendo un confronto al ministero.

«Oltre alle dichiarazioni di investimento e alle intenzioni riguardo i livelli produttivi, non sono dichiarati i livelli occupazionali previsti», ha spiegato Rosario Rappa, segretario nazionale Fiom-Cgil, circa l’offerta Marcegaglia-ArcelorMittal, sottolineando che «in attesa di conoscere i contenuti della seconda offerta presentata», è «necessaria l’apertura di un tavolo al ministero che affronti in maniera dettagliata i piani industriali, relativi processi di ambientalizzazione e livelli occupazionali».

Investimenti di oltre 2,3 miliardi di euro nell’Ilva, oltre al prezzo d’acquisto. Intenzione di produrre 9,5 milioni di tonnellate di prodotti finiti. Impegno a realizzare un centro di ricerca e sviluppo a Taranto. Impegno a implementare nuove tecnologie per la produzione di acciaio a bassa emissione di anidride carbonica. E’ questa l’offerta presentata dal consorzio formato da ArcelorMittal e Marcegaglia per l’acciaieria di Taranto, secondo quanto comunica il consorzio stesso.

Da italiano, mi ha fatto molta tristezza assistere al declino di questa grande società negli ultimi anni e siamo entusiasti di avere l’opportunità di contribuire alla rinascita di questa iconica azienda italiana dell’acciaio». Così Antonio Marcegaglia, presidente e ad di Marcegaglia, dopo la presentazione dell’offerta per l’Ilva. "Marcegaglia ha deciso di iniziare la collaborazione con ArcelorMittal perché eravamo convinti che la combinazione di eccellenze operative e finanziarie, unita ad una profonda conoscenza del mercato, rappresentassero la soluzione migliore per la rinascita dell’Ilva e delle persone che vi lavorano», ha aggiunto.

Lakshmi N. Mittal, presidente e ad di ArcelorMittal, ha detto: «Riteniamo che il consorzio composto da ArcelorMittal e Marcegaglia costituisca il miglior partner in assoluto per l'Ilva. I nostri dirigenti ed ingegneri stanno studiando la società da anni e hanno una comprensione ottimale delle necessità per un’inversione di tendenza dei risultati per assicurare un futuro solido, sicuro e sostenibile per i dipendenti di Ilva e la popolazione di Taranto», aggiungendo che "siamo convinti di avere il giusto piano industriale, il piano ambientale corretto e il piano commerciale idoneo per sostenere la trasformazione dell’Ilva in una società che, ancora una volta, sarà un gioiello del panorama produttivo italiano e che andrà ad apportare valore sia all’economia italiana che a tutti gli stakeholder».

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