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Mercoledì 22 Novembre 2017 | 21:31

a conversano

Locali commerciali
sotto il castello: è polemica

il castello di Conversano

di ANTONIO GALIZIA

CONVERSANO - Il Castello trasformato in una specie di centro commerciale fa discutere e ha provocato reazioni, anche a livello istituzionale. A sollevare le proteste per l’apertura di un distributore di bevande e merendine ai piedi della torre normanna e per le procedure seguite per l’apertura di un caffè letterario sono i cittadini, il popolo dei social sempre attento, ma anche le forze politiche (l’opposizione di centrosinistra ha presentato una mozione sul caffè letterario), la Soprintendenza ai beni culturali che ha fatto rimuovere una insegna applicata sulle antiche mura e il sindaco.

«NOI ALL’OSCURO» - «Il primo ad allarmarsi per l’apertura del distributore di bevande e merendine all’interno del Castello - ammette il primo cittadino Giuseppe Lovascio - sono stato io personalmente. Mi sono accorto dell’apertura del locale passeggiando in piazza Castello. Proprio così. Atteso che non un foglio, né un appunto in merito all’avvio della nuova attività commerciale è mai transitato dalla mia scrivania. Ecco i fatti a beneficio di tutti coloro che in queste ore stanno esprimendo commenti e giudizi del tutto approssimativi: il locale di cui si parla è sì all’interno del Castello, ma è un locale privato destinato ad uso commerciale. In quanto di proprietà di un privato non è oggetto di arbitrio da parte della pubblica amministrazione. Il privato - prosegue il sindaco -, può quindi, legittimamente disporne come crede, magari allestendo delle mostre o, purtroppo, anche no».

«AL SUAP» - «Oggi giorno - conferma Lovascio - tutti coloro che desiderano avviare una attività commerciale, a seguito delle liberalizzazione sul commercio, possono farlo con una semplice dichiarazione d’inizio attività rivolgendosi allo Sportello unico per le attività produttive. Ai sensi delle normative attuali, quindi, non si può negare l’apertura di una attività commerciale».

L’INSEGNA - Nei primi giorni di apertura, il locale aveva addirittura una insegna montata all’esterno. Allertata, la Soprintendenza barese ne ha ordinato l’immediata rimozione. «Allo stato attuale - prosegue il primo cittadino - è palese che ciò che è all’interno di quel locale non sia in linea con il Castello, con le mostre, con i recuperi e con tutte le iniziative che questa amministrazione sta portando avanti. E’ per questo, che pur nel rispetto dei diritti privati coinvolti, si metteranno in atto tutte le tutele possibili al fine di eliminare la stonatura che detta attività commerciale reca nel contesto architettonico dell’edificio». Allo stato, gli spazi pubblici e privati del monumento simbolo della città d’arte ospitano 10 tra attività commerciali e servizi. Davvero troppe!

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