Lunedì 23 Luglio 2018 | 17:55

forse fiamme dolose

Rignano, incendio nel ghetto
muoiono due migranti africani
Sgombero finito, giù le baracche

brucia il ghetto di Rignano Garganico

FOGGIA - Due cittadini del Mali, Mamadou Konate e Nouhou Doumbia, di 33 e 36 anni, sono morti a causa di un incendio di vaste proporzioni che si è sviluppato nella notte all’interno del «Gran Ghetto», la baraccopoli che si trova nelle campagne tra San Severo e Rignano Garganico. Le fiamme si sono sviluppate su un’area di oltre 5000mq e ha distrutto un centinaio di baracche. Quando tre squadre di vigili del fuoco sono riuscite a circoscrivere e spegnere le fiamme hanno trovato i corpi carbonizzati dei due africani. 

A identificarli sono stati altri migranti del ghetto, che hanno riferito i loro nomi alla polizia. Una delle due vittime, Konate, è stato trovato disteso su una brandina, carbonizzato. L'altro è stato trovato nei pressi dell’uscita della baracca. Probabilmente si deve essere accorto di quanto stava avvenendo e ha tentato di mettersi in salvo, ma non ci è riuscito. Il pm inquirente, Alessandra Fini, ha disposto le autopsie inviando gli avvisi ai parenti delle vittime che hanno la facoltà di nominare loro consulenti che possono partecipare all’esame autoptico che sarà eseguito nelle prossime ore.

Quando si è sviluppato il rogo, che in pochi minuti ha avvolto numerose baracche, sul posto erano già presenti i vigili del fuoco, carabinieri e agenti di polizia che stavano presidiando l’area dopo lo sgombero cominciato il 1 marzo.  La Procura di Foggia esclude al momento che sia di natura dolosa il rogo divampato. Lo spiegano fonti inquirenti che rilevano che sulla vicenda è stata avviata un’indagine per incendio colposo e omicidio colposo plurimo a carico di ignoti. L’ipotesi che l'incendio possa essere stato doloso - a quanto si apprende - non è mai stata avanzata ai pm foggiani né dai Vigili del fuoco né dalle altre forze di polizia intervenute sul posto. L’ipotesi al vaglio degli inquirenti è che le fiamme siano divampate da una stufa o da un fornello che i migranti lasciano solitamente accesi durante la notte a causa delle basse temperature.

LO SGOMBERO - Due giorni fa era cominciato lo sgombero del ghetto da parte delle forze dell’ordine disposto dalla Dda di Bari nell’ambito di indagini avviate nel marzo del 2016 e culminate con il sequestro probatorio con facoltà d’uso della baraccopoli per presunte infiltrazioni della criminalità. Due giorni fa, sempre nell’ambito di queste indagini, è stato deciso ed avviato lo sgombero che non è avvenuto totalmente fino ad oggi perché alcuni dei 350 migranti che erano nella baraccopoli si sono rifiutati di lasciare il Ghetto. Ieri mattina alcuni di loro - circa 200 - hanno protestato davanti alla prefettura di Foggia, ribadendo di non voler lasciare il Ghetto e chiedendo di voler parlare con il prefetto.

Nel pomeriggio sono arrivate le ruspe per abbattere le baracche di legno e cartone che davano un riparo a centinaia di immigrati che lavorano nei campi della Capitanata. I migranti sono stati fatti salire a bordo dei pullman messi a disposizione dalle forze dell’ordine per essere accompagnati nelle due strutture ricettive indicate dalla Regione Puglia: Casa Sankara che si trova lungo la statale 16 a qualche chilometro da Foggia e l'Arena che si trova alla periferia di San Severo. In tutto le due strutture assicurano 110 posti. 

Finora non si sa se i posti letto messi a disposizione da Regione Puglia e Comune siano sufficienti ad ospitare i migranti provenienti dal ghetto. Per questo non si esclude che alcuni saranno ospitati nelle tende. Tutti i migranti - spiegano dalla Prefettura di Foggia - avranno a disposizione i servizi igienici e saranno assistiti.

In serata il ghetto è stato sgomberato definitivamente e le ruspe hanno poi proceduto all’abbattimento di tutte le capanne della baraccopoli (sono un centinaio quelle distrutte dal rogo). Per consentire alle ruspe di completare, nel corso della notte, il lavoro di abbattimento delle capanne e per bonificare quel che resta della baraccopoli, che è insalubre, sono in arrivo nella bidonville alcune torre illuminanti della protezione civile.

Nel pomeriggio, mentre la baraccopoli veniva abbandonata e arrivavano le ruspe, è divampato un altro incendio che ha distrutto alcune baracche. Non si esclude che quest’ultimo rogo sia di natura dolosa.

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