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Giovedì 26 Aprile 2018 | 17:32

la sentenza

Finteca dovrà risarcire operaio
80 anni malato di mesotelioma

siderurgico taranto Ilva

di GIACOMO RIZZO 

TARANTO - Ha lavorato per 17 anni nello stabilimento siderurgico di Taranto, sotto la gestione statale, a contatto con fumi, polveri, amianto, apirolio, benzene e sostanze cancerogene varie. E ha contratto 25 anni dopo - nell’aprile del 2012 - il mesotelioma pleurico. Il giudice del lavoro del Tribunale di Taranto, Elvira Palma, ha condannato la Fintecna (ex Ilva pubblica), società controllata al cento per cento da Cassa Depositi e Prestiti, al risarcimento della somma residua di 388.060,08 euro («da intedersi già rivalutata sino al gennaio 2014, oltre interessi legali sulle somme annualmente, e a ritroso, devalutate») nei confronti di un ex operaio del siderurgico, oggi 80enne. L’uomo, che aveva intentato - tramite l’avvocato Mario Soggia - la causa per controversia di lavoro contro il rappresentante legale pro tempore della Fintecna, avente ad oggetto risarcimento per danno biologico e morale, ha lavorato prima per l’Italsider, poi per la Fintecna in maniera ininterrotta dal 3 aprile 1970 al 29 dicembre 1987 (da quando aveva 33 anni fino ai 50), espletando mansioni di operaio all’interno dell’area altoforno e ghisa, anche ricoprendo gli incarichi di colatore e di addetto cabina impianti ausiliari.

I documenti prodotti, si legge nella sentenza, hanno permesso «di accertare che le condizioni di lavoro in cui operava il ricorrente erano effettivamente quelle descritte» e l’azienda «non ha dimostrato di aver adottato un comportamento volto a predisporre tutte le misure idonee a tutelare l’integrità psico fisica del lavoratore». Quanto al risarcimento del danno, avendo svolto l’operaio «per alcuni anni attività lavorativa in un’impresa edile di famiglia in età giovanile non può dirsi con certezza se tale patologia sia riconducibile inequivocabilmente all’espletamento di lavoro all’interno del siderurgico Ilva». Deve escludersi, dunque, «l’esistenza del nesso eziologico richiesto dalla legge» e «questo comporta la diminuzione del danno risarcibile nella misura di un terzo». Secondo il giudice Palma, «in caso di azione “contrattuale” formulata per una ipotesi di responsabilità ex articolo 2087 del Codice civile la domanda di risarcimento del danno proposta nei confronti del datore di lavoro anche senza ulteriori specifiche indicazioni non potrà che essere qualificata in termini di risarcimento del danno differenziale», ovvero una delle voci di danno che che risultano risarcibili secondo le comuni regole dettate dall’art. 1218 del codice civile. Per danno differenziale si intende «la differenza fra la somma corrisposta dall'Inail a titolo di indennizzo e la somma che sarebbe spettata al lavoratore ove fossero state applicate le usuali tabelle di liquidazione del danno biologico».

Il lavoratore lamentava la «mancanza di idonee protezioni eventualmente fornite dal datore di lavoro (ad esempio, idonea maschera respiratoria e/o adeguati sistemi di aspirazione e captazione delle sostanze volatili)». L’uomo aveva presentato all’Inail denuncia di riconoscimento del danno biologico, che era stato riconosciuto con decorrenza 30 gennaio 2013, in misura del 90 per cento con liquidazione di una rendita annua. Chiamata in giudizio per responsabilità contrattuale ex articolo 2087 del Codice civile, la società datrice di lavoro si era vista condannare al risarcimento del danno biologico e morale sofferto nella misura ipotizzata di 740.909,90 euro, come da calcoli analitici prodotti, ma aveva chiesto il rigetto con vittoria delle spese di lite. La successiva causa di lavoro (nel corso della quale sono stati ascoltati tre colleghi d lavoro del ricorrente ed è stata affidata una consulenza tecnica a un dirigente medico specialista in Pneumologia) si è chiusa nei giorni scorsi con il risarcimento del danno nella misura di 388.060,08 euro. La quantificazione del danno è stata ridotta da 719.811 euro a 479.874 (sottrazione di un terzo) e da tale somma è stato detratto il danno liquidato dall’Inail pari a 91.813, 92 euro.
Il legale pro tempore della Fintecna è stato assistito dagli avvocati Riccardo Taddei, Giuseppe e Francesco Marangi.

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