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Lunedì 11 Dicembre 2017 | 18:10

tante le resistenze

Prove di sgombero
per il ghetto di Rignano

il ghetto di rignano garganico

di MASSIMO LEVANTACI

FOGGIA - Gli immigrati trasferiti (o «deportati», secondo i molti che protestano) da Casa Sankara nell’ex laboratorio urbano denominato l’Arena, alla periferia di San Severo, non sono abitanti del ghetto. Ma sono stati spostati per far posto agli ospiti del ghetto. La struttura, presidiata dalla Protezione civile, non è di facile accesso e anzi chi ha provato ad entrarvi, come hanno fatto domenica il sindacalista Santino Mangia e il medico Tonino D’Angelo, è stato fermato all’ingresso. È andata meglio al direttore della Caritas sanseverese, don Andrea Pupillo, che ha potuto incontrare e parlare con alcuni di loro (me riferiamo a parte). Si dice che sia cominciato così lo sgombero del ghetto di Rignano, oggi forse al minimo del suo affollamento con circa 300 ospiti; effettivamente sarebbe questo il momento migliore per farlo. La Regione così ha trasferito i 70 di Casa Sankara - che si trova a circa 7 chilometri dal ghetto in quella che fu l’azienda agricola Fortore - nell’Arena dopo lo sgombero di una famiglia abusiva che il Comune di San Severo è riuscito ad attuare «dopo diciott’anni».

L’operazione è stata immediatamente bollata da Forza Nuova come la dimostrazione che «per dare ospitalità ai migranti si cacciano gli italiani». Ma al di là delle posizioni politiche è interessate capire l’accelerazione impressa dalla Regione e dal delegato del presidente Emiliano, Stefano Fumarulo, per eliminare quella macchia nera di degrado sulla Foggia-San Severo, andata a fuoco tre volte nell’ultimo anno.

Comincia adesso, infatti, la fase più difficile. La Regione vorrebbe spostare dal ghetto a Casa Sankara un’altra settantina di migranti, rivela il sindaco di San Severo Francesco Miglio che sta attivamente collaborando al piano. Sarebbe questo il vero inizio di sgombero, dal momento che i primi 70 oggi “delocalizzati" a San Severo, avevano già lasciato il ghetto ai tempi dell’operazione “Ghetto out” del compianto ex assessore Minervini. E così proseguire il travaso fino a quando non si troveranno altre strutture disponibili. «Il dipartimento regionale - illustra Miglio - ha chiesto ai Comuni la disponibilità di siti per ospitare i migranti. Noi siamo stati finora gli unici a farlo. Se la cosa andrà in porto dopo vent’anni riusciremo finalmente a sgomberare la vergogna del ghetto di Rignano».

Tuttavia non sarà facile convincere i migranti a lasciare il ghetto. «Quelli che sono già andati all’Arena - dice Tonino D’Angelo, direttore del dipartimento dipendenze patologiche dell’Asl alto Tavoliere e storico attivista locale - non sono lavoratori agricoli, stanno lì a guardare il cielo e ci costano 400-500 euro al mese ciascuno. Dal ghetto non vuole venire via nessuno a meno che non gli racconteranno il falso e cioè che da domani mattina qualcuno troverà loro un posto di lavoro. La Regione sta gettando solo fumo negli occhi dell’opinione pubblica per far credere che lo sgombero si stia facendo». Il primo tentativo di portare ospiti del ghetto nell’ex azienda Fortore sarebbe già fallito: «Gli stessi incaricati della prima deportazione da Casa Sankara a l’Arena si sono recati al gran ghetto, invitando le persone a spostarsi nello stabile adesso vuoto. Nessuno è voluto salire sulle vetture della polizia e dei carabinieri per andare in un luogo sconosciuto, isolato e lontano dalla rete di contatti che almeno garantiscono qualche giornata lavorativa», si legge in una nota della rete Campagne in lotta.

Così si torna al punto di partenza. L’impressione è che la Regione voglia utilizzare Casa Sankara come una sorta di camera di decompressione per facilitare l’uscita dal ghetto, consentendo ai migranti comunque di mantenere un contatto con quella sorta di piazza a cielo aperto della domanda e offerta di lavoro che è da sempre il ghetto. Ma i migranti hanno già deciso: meglio il degrado (e il lavoro, sia pure a piccole dosi) che una stanzetta pulita dove andare a dormire.

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