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Mercoledì 20 Settembre 2017 | 18:42

Nuovi dettagli dell'inchiesta

Morte bracciante, iniziati
interrogatori degli arrestati
«Così venivano intimidite»

Andria, caporalato e agenzie interinali: 6 arresti per morte di Paola

Si tengono oggi nel carcere di Trani gli interrogatori di garanzia delle cinque persone finite ieri in cella nell’ambito di un’indagine della Procura di Trani sul caporalato, avviata dopo la morte - nel luglio 2015 - della bracciante agricola Paola Clemente. Le accuse contestate ai sei arrestati sono di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, il cosiddetto caporalato, e la truffa a danni dello Stato, reati per i quali sono previste pene fino a otto anni di reclusione.
Saranno interrogati in carcere il responsabile dell’agenzia interinale per la quale lavorava Paola Clemente, Pietro Bello, di 52 anni, e i suoi due collaboratori-dipendenti, Oronzo Catacchio, di 47, e Gianpietro Marinaro, di 29; assieme a loro sono finiti in carcere Ciro Grassi, di 43 anni, titolare dell’agenzia di trasporto, e Lucia Maria Marinaro, di 39 anni, moglie di Grassi e lavoratrice fittizia. Nei prossimi giorni sarà fissato l’interrogatorio di garanzia della sesta persona arrestata Giovanna Marinaro, di 47 anni, che avrebbe avuto il compiuto di reclutare le braccianti agricole, alla quale sono stati concessi gli arresti domiciliari.

Intanto emergono nuovi particolari dall'inchiesta. Alcune delle braccianti agricole sfruttate e sottopagate dall’agenzia interinale Infor Group, furono chiamate a lavorare nel giorno di una manifestazione organizzata a Bari contro il caporalato forse, ipotizza una di loro, per fare in modo che non vi partecipassero. La manifestazione era stata organizzata a Bari per protestare contro le condizioni di lavoro alle quali erano sottoposti i lavoratori nei campi, all’indomani della morte di Paola Clemente, la bracciante agricola tarantina deceduta nel luglio 2015 ad Andria e la cui morte ha dato avvio all’inchiesta sul caporalato.

Le dichiarazioni delle donne (40 quelle sentite dagli investigatori sulle oltre 600 che sarebbero state sfruttate) sono contenute nell’ordinanza di custodia cautelare emessa dalla magistratura di Trani che ieri ha portato all’arresto di sei persone, cinque in carcere e una ai domiciliari. «Oggi era prevista una manifestazione a Bari contro il caporalato organizzata dal sindacato, - fa mettere a verbale una bracciante il 14 ottobre 2015 - ma la cosa strana è che lunedì Gianpietro (Marinaro, uno degli arrestati, ndr) ha chiamato me ed altre per chiedere la disponibilità a lavorare proprio oggi. Credo che sia stata solo una scusa per vedere chi partecipava a questa manifestazione».

«Attenzione a come parlate... io ho la pensione di mio marito ma voi no». Giovanna Marinaro, una delle persone arrestate ieri su disposizione della magistratura di Trani nell’ambito di un’indagine sul caporalato aperta dopo la morte della bracciante agricola Paola Clemente avvenuta nel luglio 2015, avrebbe intimidito alcune lavoratrici dicendo loro cosa riferire ai poliziotti che indagavano sul caso.

La frase pronunciata dall’indagata è stata riferita agli inquirenti da una bracciante. Dopo la morte della loro collega, infatti, erano cominciati accertamenti e indagini che si basavano proprio sulle loro dichiarazioni e sull'incrocio fra le buste paga e i calendari delle donne, dove erano riportate le giornate lavorative.

«Il giorno dopo il sequestro dei calendari - spiega una lavoratrice - Ciro (Grassi, arrestato, ndr) era molto arrabbiato. In particolare diceva 'i bastardi stanno qui' intendendo riferirsi alle braccianti che hanno riferito la verità sulle giornate che non ci risultano in busta paga». Grassi, spiega la donna, «istruiva tutte coloro che non avevano subìto ancora il sequestro dei calendari dicendo di distruggerli».

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