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Lunedì 23 Ottobre 2017 | 12:01

Disavventura per 19enne

«Qui per stare con mia zia»
Dogana Usa ferma
per errore un biscegliese

«Sono qui per lavoro» Dogana Usa arresta per errore un biscegliese

di NICOLA PEPE

Motivo della visita negli Stati Uniti? Vado a stare da una mia zia per impratichirmi un po' nella lingua e magari giocare a basket. Sono bastate queste poche parole, magari pronunciate con un inglese non perfetto, a «tradire» un ragazzo di 19 anni di Bisceglie, Paolo Amoruso, fermato nell'Aeroporto di Chicago negli Stati uniti dove ha trascorso una notte prima di essere «rispedito» in Italia perché bollato come clandestino.

L'episodio è accaduto all'Aeroporto internazionale O'Hare di Chicago dove il giovane biscegliese è arrivato armato di tanto entusiasmo. Sarebbe stato ospite per tre mesi da una zia nello stato dello Iowa che gli aveva offerto una opportunità per imparare l'inglese. Ma il «sogno americano» si è infranto alla Dogana dove nelle ultime settimane la visita di uno straniero viene vista come una potenziale "minaccia" soprattutto alla luce delle nuove norme introdotte dal presidente Trump.

«Una storia surreale che poteva accadere a chiunque dei nostri figli - spiega il padre del ragazzo appena rientrato a casa -. Come scritto anche sul documento di espulsione, Paolo ha semplicemente era negli Stati Uniti per andare dalla zia in Iowa e invece l'hanno sottoposto ad un vero e proprio interrogatorio. Volevano sapere come avrebbe trascorso le giornate e Paolo ha detto che voleva conoscere meglio la lingua e che magari avrebbe giocato a basket. "Da professionista?" hanno incalzato i doganieri, Paolo ha cercato di spiegare che era solo per giocare, ma a quel punto hanno ribadito che era troppo tempo da trascorrere così da un parente».

Così, al posto di salire su un volo che lo portasse alla destinazione finale del suo viaggio, in Iowa (a Cedar Rapids), è finito dritto in una stanza, senza possibilità di contattare i suoi familiari (il suo cellulare gli è stato sequestrato). Anzi, a dire il vero una chiamata al consolato l'ha fatta, ma quando Paolo ha chiesto di rifarla, la Dogana gli ha detto di no: «she's not your girlfriend» (lei non è la tua fidanzata).

A risolvere il problema è stato proprio la parente, la 60enne Lorraine Williams che attendeva il ragazzo a casa, ma invece ha ricevuto una telefonata dalla Dogana di Chicago che gli comunicava il suo arresto. Williams ha trascorso l'intera giornata di giovedì per trovare una via d'uscita, scomodando le segreterie di due senatori e alcuni politici influenti di Washington per tirar fuori il ragazzo da quello che è stato un fatale «errore». 

«E forse anche questo ha contribuito a farlo rimpatriare ancora prima - spiega il padre - gli hanno anticipato il volo di rientro. Forse temevano che le acque si potessero smuovere troppo». 

La notizia del fermo e rimpatrio del giovane pugliese, è stata ripresa da alcuni media americani. Grande paura per la mamma (ha perso la voce dopo due giorni di pianto) e per il papà che avevano lasciato andare il figlio per questa esperienza che, chissà, avrebbe potuto offrire un futuro al ragazzo. Paolo ora è tornato a casa, portandosi dietro il ricordo di un'America... ostile.

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