Cerca

Domenica 19 Novembre 2017 | 20:51

Inchiesta sull'Arsenale

Taranto, appalti della Marina
«decisi» alle feste cantando
«La società dei magnaccioni»

Taranto, gli appalti della Marina«decisi» alle feste cantando«La società dei magnaccioni»

FRANCESCO CASULA

TARANTO - Una torta con le candeline, tanti volti sorridenti e persino un «menestrello neomelodico» ingaggiato per l’occasione. Nell’aria le note de «La società dei magnaccioni», la famosa canzone della tradizione popolare romana fa da tragicomico sottofondo: i presenti canticchiano e festeggiano. Sembra una festa di compleanno come tante altre quella immortalata in un video finito agli atti dell’inchiesta sulle tangenti nella Marina militare di Taranto. Solo in apparenza, però, perché per gli inquirenti che hanno scoperto il sistema del 10 percento di tangente sugli appalti aggiudicati, si tratta di un documento importante, in grado di spiegare i rapporti tra Giovanni Di Guardo, l’uomo inviato dallo Stato Maggiore per mettere un freno l’illegalità dilagante nella Marina ionica, e alcuni imprenditori. La festeggiata è proprio Elena Corina Boicea, compagna di Di Guardo: entrambi sono finiti dapprima in carcere e poi ai domiciliari perché ritenuti capo della nuova associazione a delinquere che secondo la procura ionica si è si spartita ben 5 milioni di appalti pubblici in un anno a suon di mazzette.

Il video, realizzato proprio da Di Guardo, è stato recuperato dal suo telefonino nelle settimane dopo il suo arresto. A maggio dello scorso anno, nella sua villetta a San Vito, quartiere elegante alla periferia di Taranto, Di Guardo e Boicea hanno dato una festa per il compleanno della giovane che in realtà è nata il 21 settembre. Una festicciola ristretta, ma costosa. Nelle immagini, infatti, compaiono Marcello Martire, il dipendente civile ritenuto il faccendiere di Di Guardo: è stato lui per il pm Maurizio Carbone a raccogliere inizialmente le tangenti, salvo essere poi messo da parte per aver fatto la «cresta» su alcune mazzette. Nel video compare anche Giovanni Perrone, uno degli imprenditori finiti in carcere, che ha confessato al pm Carbone il funzionamento del sistema e così ha ottenuto gli arresti domiciliari. Tutti cantano e sorridono ignari della bufera che quattro mesi più tardi si sarebbe scatenata. Forse per ironia della sorte, il cellulare del comandante Di Guardo registra una parte della canzone scritta da Armandino Bosco nel 1962: «A noi ce piace de magnà bene e nun ce piace lavorà». Il menù di quella sera non prevedeva «polli, li abbacchi e le galline», ma una serie di prelibatezze preparate da uno chef che di tanto in tanto compare tra i commensali festosi.

La serata è costata ben 1.500 euro, ma a pagare non è stata la coppia Di Guardo-Boicea. Il conto lo ha saldato un altro imprenditore che provvedeva a tutte le necessità della coppia: affitto della villetta, bollette, ristoranti, vesti e scarpe di lusso. All’uomo che gestiva i cordoni della borsa era tutto offerto, in cambio di appalti. Nei giorni scorsi, però, la magistratura ha presentato il conto sequestrando beni per un valore complessivo di 546mila euro, ovvero il valore delle tangenti intascate da Di Guardo in soli 12 mesi alla guida del Commissariato dalla Marina militare. Sotto chiave sono finite due auto di grossa cilindrata, un appartamento a Pontremoli e la comproprietà di altre due case, una a Taranto e una a Roma. Sui conti correnti, però, sono stati trovati solo pochi spiccioli. Il denaro delle tangenti sembra ormai scomparso.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Altri articoli dalla sezione