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Venerdì 17 Novembre 2017 | 18:41

medicina del lavoro

Bari, nascondeva consulenze
sequestrati 350mila euro
alla professoressa Musti

Policlinico di Bari

Su richiesta della Procura Regionale della Corte dei Conti di Bari – diretta dalla Dott.ssa Carmela de Gennaro - la Sezione Giurisdizionale per la Puglia ha disposto il sequestro conservativo  di n. 6 conti bancari, nonché di tutte le somme a credito spettanti dall’INPS/INPDAP e dall’Azienda Ospedaliera Policlinico di Bari, nei confronti di una dipendente pubblica, con qualifica di docente universitario.

Il sequestro – per un valore complessivo pari ad oltre 353.000 Euro - è stato eseguito dai Finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria Bari, in collaborazione con ufficiali giudiziari del Tribunale di Bari, nei confronti di Marina Musti, medico del lavoro e titolare della “Cattedra di Medicina Preventiva dei Lavoratori e Psicotecnica” presso l’Università di Bari, nonché direttore dell’Unità Operativa Complessa di Medicina del Lavoro presso il Policlinico di Bari – già indagata dalla Procura della Repubblica di Bari per i reati di truffa aggravata e falso e dalla quale ha già ricevuto una misura interdittiva della professione nel dicembre 2015.

Dalle indagine è emerso che la prof.ssa Musti, omettendo di comunicare all’Amministrazione di appartenenza l’esercizio di attività professionale privata (quale medico del lavoro) presso importanti gruppi bancari, assicurativi e commerciali, induceva in errore la propria Amministrazione (Università e Policlinico di Bari tra loro convenzionati), ottenendo – nonostante il contestuale esercizio privato della professione sanitaria non autorizzata – l’indebita corresponsione degli emolumenti stipendiali aggiuntivi previsti per i docenti che optavano per il rapporto lavorativo “a tempo pieno” ed in regime di attività professionale intramoenia.

L’attività veniva svolta per il tramite di una società di famiglia, con sede in Bari - di cui la docente è risultata socia al 50 % - utilizzata come filtro per la conclusione e sottoscrizione delle convenzioni con le aziende private.

La frode, in sostanza, inducendo in errore il Policlinico di Bari e l’Università per diversi anni (dal 2009 al 2014), permetteva al docente di percepire emolumenti indebiti per oltre 353.000 euro - in palese violazione dell’obbligo di esclusività del rapporto professionale, derivante direttamente dallo status di professore universitario a tempo pieno e di direttore di struttura ospedaliera in regime di intramoenia.

Informata della vicenda, la Procura Regionale della Corte dei Conti di Bari ha istruito un fascicolo, affidato al Vice Procuratore Generale dott. Pierpaolo Grasso il quale ha delegato, al Nucleo di Polizia Tributaria Bari, ulteriori indagini, anche economico-patrimoniali e bancarie, al fine di valutare la ricorrenza, nella condotta della citata dipendente pubblica, dell’eventuale danno all’Erario.  La docente universitaria, a cui è stata notificata una diffida al pagamento, in solido, della somma in questione oltre agli interessi ed alla rivalutazione monetaria, è stata citato in giudizio per il prossimo 15 marzo.

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