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Domenica 22 Ottobre 2017 | 01:04

Processo rating

Difensore S&P: teorie
di complotti come in anni bui
Sentenze il 30 marzo

Processo rating, difensore S & P«Teorie complotti riportano ad anni bui»

TRANI - Contro il governo italiano, tra il 2011 e il 2012, non ci fu «alcun complotto e ipotizzare teorie su complotti internazionali richiama alla memoria periodi bui del passato della nostra Europa. Al centro di questo processo dobbiamo rimettere i fatti che dimostrano che non vi è mai stata alcuna manipolazione del mercato». Fatto questo che deve indurre i giudici ad «assolvere tutti gli imputati con la formula più ampia: perché il fatto non sussiste».

In quattro ore di arringa uno degli avvocati di Standard & Poor's, Guido Alleva, ha cercato di demolire a picconate il castello di accuse costruito dal pubblico ministero di Trani Michele Ruggiero, che accusa l’agenzia di rating e cinque tra manager ed analisti di S&P, di aver manipolato il mercato, soprattutto con il declassamento del rating italiano, al fine di danneggiare l'Italia e di deprezzarne i titoli di Stato.

I fatti risalgono al periodo compreso tra la fine del 2011 e l’inizio del 2012, quando al governo c'erano Berlusconi prima e Monti dopo. Epoca, secondo la pubblica accusa, «in cui l’Italia stava meglio di tutti gli altri Paesi europei».
In questa vicenda processuale - ha spiegato Alleva - emerge chiaramente che «non fu S&P a ritenere la manovra del Governo italiano insufficiente. Fu la Bce, con la famosa lettera del presidente Trichet. Una lettera che era firmata anche da Mario Draghi, allora governatore della Banca d’Italia. Quella lettera non diceva certo che l’Italia avesse un problema di reputazione sui mercati. I contenuti erano chiari: il documento esortava il Governo a prendere misure per risolvere problemi strutturali. Al contrario, in questa aula, il pm ha sostenuto che in quel periodo l’Italia stava benissimo, quasi al livello della Germania». «Consob ha chiesto a Esma - ha detto Alleva - di valutare la coerenza delle valutazioni di S&P e la risposta fu chiara: i giudizi furono coerenti con i suoi criteri».

«Le azioni di rating - ha aggiunto il difensore - sono state annunciate in un conteso in cui i mercati avevano già scontato il rischio di deterioramento, cioè un aumento della valutazione del rischio del debitore».
La procura di Trani ha chiesto la condanna a due anni di reclusione per Deven Sharma, all’epoca dei fatti presidente mondiale di S&P; a 3 anni ciascuno per Yann Le Pallec, responsabile per l’Europa, e per gli analisti del debito sovrano Eileen Zhang, Franklin Crawford Gill e Moritz Kraemer. Per S&P è stata chiesta la condanna alla sanzione pecuniaria di 4,6 milioni di euro. Si torna in aula il 30 settembre per la sentenza.  (dell’inviato Roberto Buonavoglia, ANSA) 

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