Cerca

Sabato 18 Novembre 2017 | 01:48

in attesa della vendita

«Troppi 4.900 esuberi»
Cis all'Ilva di Taranto

Ilva a Taranto

Lo stabilimento Ilva

di ALESSANDRA FLAVETTA

ROMA - È sui numeri il confronto al ministero dello Sviluppo per la concessione della cassa integrazione straordinaria ai lavoratori dichiarati in esubero temporaneo dall’azienda in amministrazione straordinaria. I sindacati – ma lo aveva segnalato proprio da Taranto anche il viceministro Teresa Bellanova – considerano troppe le 4.984 unità indicate dall’impresa siderurgica e trattano per ridurre la platea dei cassintegrati. Sperano di arrivare a 4000, se non a 3.500 unità, cioè lo stesso numero di lavoratori per cui il governo ha stanziato, attraverso il decreto «Mezzogiorno», 24 milioni di euro destinandoli all’integrazione salariale, mantenendo allo stesso livello del 2016 (il 70%) il trattamento economico degli operai. L’altro problema è la percentuale di ore di cassa integrazione che i lavoratori dovranno svolgere. «Noi stiamo ragionando su un minimo del 25% di cassa, più la formazione, per evitare che qualcuno possa essere lasciato a zero ore, ma ora l’azienda si è riservata di formulare ulteriori offerte», spiega Giuseppe Romano, segretario della Fiom-Cgil di Taranto. Ragione per cui, a sera, la riunione è stata sospesa e aggiornata a lunedì prossimo, 27 febbraio, sempre al ministero dello Sviluppo, alle 11.

Fim-Cisl e Uilm-Uil hanno dovuto trattare anche con la Fiom-Cgil, che avrebbe voluto il rinnovo del contratto di solidarietà, piuttosto che la Cassa integrazione straordinaria. Anche se «la Cigs a rotazione permetterebbe di garantire la stessa copertura salariale dei contratti di solidarietà per 36 mesi anziché per 18 mesi, e con 36 mesi puoi arrivare fino alle fine del processo di vendita, sostiene il segretario generale della Fim-Cisl, Marco Bentivogli, che in un’intervista critica pesantemente l’intervento da parte della politica sull’Ilva e «l’approccio populista di Emiliano», a cui chiede se intende contribuire all’integrazione salariale della Cigs con un 10% , come ha fatto la Regione Liguria nello stabilimento di Cornigliano. Il segretario della Fim-Cisl, inoltre, ventila che la decarbonizzazione ipotizzata proprio dal presidente della Regione Puglia, Emiliano, potrebbe spaventare una delle due cordate di imprese interessate a rilevare l aproprietà dell’Ilva e per questo hanno presentato la proposta d’acquisto: l’Am Investco – nata dal sodalizioni tra Marcegaglia e Arcelor Mittal, anche perché nell’altro gruppo – AcciaItalia – insieme ad Arvedi, Del Vecchio e Jindal è schierata Cassa Depositi e Prestiti, che ha un ruolo pubblico. «Se ArcelorMittal si ritirasse, la procedura sarebbe vanificata: un bel risultato per la politica!», conclude ironico Bentivogli.

Intanto, però, il viceministro Bellanova, ieri impegnata anche sulla vertenza Alitalia, ha assicurato alle organizzazioni sindacali e alla Regione che, entro il 10 marzo, subito dopo la scadenza del bando per la cessione dell’Ilva – fissata all’8 marzo – convocherà le parti per valutare le offerte.

Quando il governatore della Puglia è giunto al ministero per seguire la trattativa, i sindacati gli hanno chiesto se la Regione Puglia intendesse offrire una integrazione salariale agli operai Ilva. «Gli strumenti dell'ammortizzatore sociale – risponde Emiliano – ricadono tutti sulla Regione Puglia. Si tratta di numeri molto elevati, abbiamo messo a disposizione tutte le risorse di cui disponevamo, ma temo ci sia bisogno di un' integrazione del governo, rilancia il governatore».
E a chi gli chiedeva della scissione del Pd, il Presidente della Regione ha replicato: «La cosa più importante del mondo, in questo momento, è risolvere la questione degli operai che rimangono senza lavoro: per questioni industriali, di salute e ambientali l’Ilva rappresenta una priorità della Puglia, come dimostra – conclude – la mia presenza qui, in una fase tecnica».

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Altri articoli dalla sezione