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Lunedì 20 Novembre 2017 | 08:38

Le indagini sull'agguato a Luigi Luisi

Bari, 5 arresti per l'omicidio
del boss al rione Libertà

L'uomo fu colpito la sera di Halloween lo scorso anno, pochi mesi dopo essere sfuggito ad un altro agguato in cui morì il figlio

Riesplode la guerra di malagrave uomo del boss Mercante

di ANNADELIA TURI

BARI - In quasi quattro mesi di indagini sono stati individuati e arrestati gli autori dell’omicidio di Luigi Luisi, avvenuto la sera del 31 ottobre dello scorso anno tra via Dante angolo via Ettore Fieramosca. Ricostruita la dinamica del delitto dagli agenti della squadra mobile della Questura di Bari, grazie anche alle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia e ad alcuni cittadini che hanno assistito alla scena. Particolare, quest'ultimo, di non poco conto considerato che tutto è avvenuto nel Libertà, quartiere a forte rischio di criminalità.

Venticinque giorni prima una violenta discussione. Poi la promessa di vendetta e in seguito l’omicidio. Così è andata per il delitto Luisi. E, su disposizione della Direzione Distrettuale Antimafia, sono scattati gli arresti per i fratelli Domenico (già in carcere) e Gaetano Rimini, di 30 e 19 anni; per Donato Sardella di 21, Maurizio Sardella di 47 e Cristian Cucumazzo, di 23, soprannominato “Kamikaze”, accusato anche di evasione dai domiciliari e di essere l’armiere del gruppo.

Gli agenti hanno dato esecuzione ad un fermo di indiziato di delitto divenuto in seguito custodia cautelare. Tutti hanno precedenti penali e rispondono a vario titolo di: omicidio premeditato, porto abusivo di arma da fuoco in concorso ed evasione. Gaetano Remini e Donato Sardella sono ritenuti esecutori materiali dell’agguato.

COSA ACCADDE - La sera del 31 ottobre scorso Luigi Luisi esce da un circolo ricreativo, si mette alla guida dell’auto e mentre è fermo ad un semaforo all’interno della sua vettura piombano i killer, a bordo di un piaggio Liberty, con i volti da caschi e aprono il fuoco. Poi si dileguano lasciando esanime Luisi in una pozza di sangue.

Alla scena assistono alcune persone che poi aiuteranno i poliziotti a ricostruire la scena del crimine. Secondo quanto emerso dalle indagini gli esecutori (seguendo le direttive di Domenico Remini) si sarebbero avvalsi di Maurizio Sardella e del padre Donato il quale avrebbe avuto il compito di osservare i movimenti della vittima e dare loro la possibilità di entrare in azione nel momento più favorevole.

Poco dopo l’agguato alcune persone ritenute vicine alla vittima accorrono per prestare i soccorsi. Luisi viene trasportato in ospedale in gravissime condizioni. Morirà due settimane più tardi, ovvero il 14 novembre. È chiaro per gli investigatori anche il movente dell’omicidio: una violenta discussione tra la vittima e Domenico Remini per il presunto coinvolgimento di quest’ultimo nell’agguato del 30 aprile del 2015 durante il quale morì il figlio di Luigi Luisi, Antonio. Nella stessa sparatoria rimase ferito lo stesso Antonio.

Gli agenti della squadra mobile sono convinti che gli arrestati siano vicini al gruppo criminale che operava nel Libertà capeggiato da Domenico Remini e dunque vicino al clan Strisciuglio. E nel corso delle indagini emerge la pericolosità del gruppo che poteva disporre di potenti armi, come dimostra il sequestro di tre pistole 6,35 calibro 9 eseguito nel corso di perquisizioni nel quartiere San Paolo e un episodio registrato il 25 dicembre scorso quando furono esplosi numerosi colpi di arma da fuoco contro la saracinesca di un esercizio commerciale nel quartiere Libertà. Secondo i poliziotti il gruppo aveva aperto il fuoco per provare le nuove e potenti armi.

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