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bloccati i risarcimenti

«Rifiuti, gli appalti di Vendola
furono un regalo ai privati»

La Regione: «Pronti a disdire i contratti con Marcegaglia». Bloccati i risarcimenti

«Rifiuti, gli appalti di Vendola furono un regalo ai privati»

MASSIMILIANO SCAGLIARINI

BARI - I contratti che l’allora commissario ai rifiuti Nichi Vendola firmò con Cogeam, il consorzio padrone dell’80% dell’immondizia pugliese, potrebbero essere illegittimi in quanto troppo sbilanciati a favore del gestore. Per questo ieri il commissario dell’Agenzia rifiuti, Gianfranco Grandaliano, ha sospeso per 40 giorni il decreto con cui liquida l’adeguamento tariffario concesso dai giudici amministrativi per l’impianto Cdr di Cavallino, un salasso da 25 milioni a carico dei cittadini della provincia. Lo stesso salasso che sta per piovere sui cittadini del Foggiano per l’impianto di Borgo Mezzanone.

È una partita delicatissima, perché è in ballo la tenuta del sistema di smaltimento della frazione secca: gli impianti di cui parliamo producono il Cdr che poi viene avviato alla termovalorizzazione. A Lecce, come noto, Progetto Ambiente ha ottenuto dai giudici amministrativi l’incremento della tariffa da 72 a 112 euro a tonnellata. A Foggia ha chiesto, sulla stessa base giuridica, di passare da 58 a 120 euro (il Tar è chiamato a esprimersi sul silenzio dell’Autorità d’ambito). Le due società hanno nomi simili ma geometria variabile, perché i soci cambiano. Il punto di riferimento è però Antonio Albanese, presidente del consorzio Cogeam, vero padrone dei rifiuti pugliesi in cui figura al 51% il gruppo Marcegaglia: controlla direttamente la discarica di Massafra, quella di Ugento, il biostabilizzatore di Poggiardo, è socio con Lombardi Ecologia della discarica di Conversano (sequestrata) e della società che dovrebbe gestire Grottelline (bloccata), mentre con altri nomi gestisce entrambi i termovalorizzatori (Massafra e Manfredonia) presenti in Puglia.

Grandaliano ha passato al setaccio tutti i contratti stipulati dal commissario Vendola con i vincitori degli appalti lanciati nella lunga stagione dell’emergenza. E sulla base di un parere del professor Francesco Sciaudone si è convinto che i meccanismi di adeguamento delle tariffe siano illegittimi: azionandoli, il privato può mettere a carico delle casse pubbliche la cifra che preferisce. «Siamo l’autorità di regolazione - dice Grandaliano - ma non siamo in grado di governare la tariffa del servizio, perché non abbiamo contezza dei costi né dei vari passaggi».

Il Cdr prodotto negli impianti di Cavallino e Borgo Mezzanone (peraltro appena aperto), dove confluisce tutta la frazione secca delle due province, viene bruciato in prevalenza nei termovalorizzatori Ecoenergia (Massafra) e Eta (Manfredonia). I due impianti hanno volontariamente rinunciato ai contributi Cip/6 (quelli erogati per l’energia pulita), preferendo attingere al sistema dei certificati verdi: i gestori hanno ottenuto l’adeguamento delle tariffe per la perdita del Cip/6. È previsto anche l’adeguamento all’Istat, ma per Cogeam va utilizzato l’indice del settore «rifiuti e bonifiche» che cresce del 7-9% l’anno (l’inflazione invece è negativa). E ancora, sfruttando una clausola del contratto, il consorzio chiede più soldi per la gestione delle scorie prodotte dal termovalorizzatore, con ottime probabilità di ottenere soldi anche per queste altre due voci.

«Per effetto del riconosciuto adeguamento tariffario - è detto nel parere di Sciaudone -, risultano allocati in capo alla parte pubblica tutti i rischi normativi e gestionali connessi alla modifica del costo del conferimento del Cdr, sebbene lo stesso rappresenti un elemento essenziale dell’originaria offerta formulata in gara, risultante dalle autonome scelte organizzative ed imprenditoriali dei concorrenti». In altre parole, nel contratto (nei contratti, perché sono tutti uguali) è inserito un grimaldello che consente la crescita indefinita dei costi di smaltimento del rifiuto secco. La sentenza del Consiglio di Stato - è la tesi del parere - ha introdotto una modifica sostanziale del contratto, che dunque potrebbe essere nullo: «La modifica è tale da portare addirittura ad uno stravolgimento dell’equilibrio contrattuale iniziale ed al mutamento del “tipo” contrattuale».

La questione che riguarda Lecce è bollente, tanto che domani Cogeam e il commissario Grandaliano sono stati convocati dal prefetto di Lecce per tentare una mediazione. Quella di Foggia, invece, arriverà tra qualche mese, e avrà impatti altrettanto dirompenti. Con ogni probabilità, l’Agenzia per i rifiuti aprirà un procedimento per l’annullamento in autotutela dei contratti, ma almeno una parte degli arretrati relativi a Cavallino dovranno essere pagati. Se non si riuscirà a trovare un accordo, si apriranno contenziosi infiniti tra Agenzia dei rifiuti, Cogeam e Comuni interessati (quelli salentini sono tutti già pronti a impugnare l’atto di liquidazione del commissario attualmente sospeso). E questa è l’ennesima conferma del fallimento della politica dei rifiuti di Vendola: ha messo buona parte del ciclo di smaltimento nelle mani di Marcegaglia, e bloccando i termovalorizzatori pubblici ha creato un monopolio che sarà difficilissimo scardinare.

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Commenti all'articolo

  • Filosofo

    16 Febbraio 2017 - 15:03

    Ci urono tante persone che giuravano che Vendola era una brava pesona.......

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