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Lunedì 18 Dicembre 2017 | 15:54

operazione dei carabinieri

Assalti ai bancomat
in Basilicata, 5 arresti in Puglia

Assalti ai bancomat in Basilicata, 5 arresti in Puglia

POTENZA - Bancomat lucani e pugliesi "espugnati», nel 2016, in quattro minuti netti, con il metodo della «marmotta» (una sorta di paletta con polvere pirica, inserita nella fessura del dispositivo e poi fatta esplodere), da una banda di pugliesi esperta nello svaligiare gli sportelli automatici degli istituti di credito: cinque persone, residenti tra Bari e la Provincia Bat, sono state arrestate stamani dai Carabinieri nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Potenza.


I particolari delle indagini sono stati illustrati stamani, nel capoluogo lucano, dal Procuratore della Repubblica, Luigi Gay, dai pm Francesco Basentini e Paolo Mandurino, e dal comandante provinciale di Potenza dei Carabinieri, il colonnello Daniele Scardecchia. In carcere sono finiti Nunzio Di Bisceglie, Vincenzo Di Bisceglie, Carmine Fratepietro, Antonio Mentana e Giuseppe Calenda. Gli indagati sono complessivamente 18.

Le indagini si sono concentrate sugli episodi avvenuti tra marzo e maggio 2016 in alcuni centri lucani e pugliesi (Melfi, Barile, Cancellara, Bitetto, Altamura, Lucera e Gravina di Puglia) da parte di un «commando» che agiva utilizzando «un altissimo livello di attenzione e di precauzioni, ma anche - ha detto Gay - con grande ferocia": la base di partenza era una masseria tra Minervino Murge e Spinazzola, le auto usate erano rubate, con targhe straniere, tutte molto potenti, e il gruppo agiva sempre a volto coperto, non utilizzando mai i telefoni cellulari, ma solo ricetrasmittenti. «Abbiamo dovuto ricostruire meticolosamente - ha aggiunto il Procuratore - spostamenti e collegamenti, perché i furti venivano messi a segno con attenzione e cautela, almeno per la parte organizzativa».

I cinque, infatti, molto probabilmente collegati con altri gruppi dell’area pugliese, avevano un preciso schema d’azione per far saltare il bancomat in pochi minuti e raccogliere le banconote: quelle macchiate venivano poi rivendute a un prezzo inferiore ad altri pregiudicati, e usate spesso nei distributori automatici. Nessun cellulare e volti coperti, quindi, e per i riconoscimenti sono state necessarie perizie biometriche sui video di sorveglianza. Non esitavano però a forzare posti di blocco e a sparare, se necessario, come avvenuto in un paio di occasioni. Il bottino complessivo per i colpi su cui si sono svolte le indagini è di circa 130 mila euro. 

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