Mercoledì 18 Luglio 2018 | 14:52

corte d'appello

In carcere 4 anni
«Sollecito non deve
essere risarcito»

La riflessione: «Ho visto le pagine più nere della giustizia italiana»

Raffaele Sollecito

PERUGIA - Raffaele Sollecito non deve essere risarcito per i quasi quattro anni di ingiusta detenzione subiti dopo essere stato coinvolto nell’indagine l’omicidio di Meredith Kercher, delitto per il quale è stato definitivamente assolto insieme ad Amanda Knox. A stabilirlo è stata la Corte d’appello di Firenze che ha respinto la richiesta di indennizzo ritenendo che il giovane abbia «concorso a causarla» rendendo «in particolare nelle fasi iniziali delle indagini, dichiarazioni contraddittorie o addirittura francamente menzognere».
Un provvedimento che i difensori dell’ingegnere pugliese, gli avvocati Giulia Bongiorno e Luca Maori, hanno già annunciato che verrà impugnato in Cassazione.

«Credevo di avere visto le pagine più nere della giustizia italiana ma devo rilevare che oggi ne è stata scritta un’altra che lascia sbigottiti negandomi un risarcimento sacrosanto» il commento di Sollecito. «La Corte d’appello di Firenze - ha affermato ancora - sembra non tenere conto della sentenza definitiva della Cassazione che mi ha assolto. Questa ha infatti rilevato che ci sono state gravi omissioni e defaillance investigative. E dunque c'erano responsabilità nella fase delle indagini. Per questo sono sorpreso da una decisione che sembra non dare seguito a quella della Suprema Corte».

Di «errori clamorosi» nell’ordinanza ha parlato l’avvocato Bongiorno. «Ne abbiamo rilevati - ha spiegato - una moltitudine nella ricostruzione dei fatti e altri documentali».
«Questa è una storia infinita e assurda - il commento dell’avvocato Maori - nella quale l’unico colpevole, Rudy Guede, tra poco uscirà dopo avere scontato una pena ridottissima».

Sollecito venne arrestato il 6 novembre del 2007, cinque giorni dopo l’omicidio di Meredith Kercher, insieme all’allora fidanzata Amanda Knox (entrambi si sono sempre proclamati innocenti). Condannati in primo grado, i due furono assolti e scarcerati la sera del 3 ottobre del 2011 dopo il processo d’appello. Sentenza annullata però dalla Cassazione con gli atti inviati a Firenze per un nuovo processo di secondo grado terminato con la condanna di Sollecito e della Knox. Pronuncia che nel marzo del 2015 la Cassazione ha annullato senza rinvio assolvendo definitivamente i due giovani.
Sollecito ha quindi chiesto un risarcimento di 516 mila euro dallo Stato per l’ingiusta detenzione, per il danno alla salute psico-fisica, quello allo studio e alle possibilità di lavoro ma anche per la lesione dell’immagine e dell’onorabilità.
La terza sezione della Corte d’appello di Firenze ha però ora stabilito che non ne ha diritto perché egli stesso ha «concorso" a causare l’ingiusta detenzione che pure «sussiste».

Il collegio ha definito la motivazione di assoluzione della Cassazione la «verità processuale» alla quale attenersi. In essa si parla per Sollecito di un quadro probatorio che emerge dalla sentenza d’appello di Firenze è «contrassegnato da intrinseca e irriducibile contraddittorietà» ma «resta, non di meno, forte il sospetto che egli fosse realmente presente nella casa di via della Pergola nella notte dell’omicidio in un momento però che non è stato possibile determinare».
«Una diversa condotta, che avesse evitato dichiarazioni contraddittorie o palesemente false ovvero che avesse fornito una immediata spiegazione delle loro incongruità rispetto alle diverse emergenze dalle indagini - ha ribadito la Corte -, avrebbe evitato il nascere o il consolidarsi del sospetto della materiale partecipazione del Sollecito all’omicidio della giovane Meredith Kercher». (di Claudio Sebastiani, ANSA)

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