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alimentazione

Pane nero al carbone
i lucani dicono «stop»

La legislazione vieta l’utilizzo del carbone vegetale nella produzione del pane e di altri alimenti simili (è, invece, consentito l’utilizzo nei biscotti, torte, cialde e snack)

pane nero, carbone vegetale

di GIOVANNA LAGUARDIA

POTENZA - Mai più nero. Sono spariti dagli scaffali dei panifici potentini pane e focacce dall’esotico colore «all black», che impazzavano fino all’estate scorsa sulle tavole dei più alla moda.
Anche in provincia di Potenza il Corpo Forestale dello Stato ha controllato a tappeto i laboratori dei fornai a caccia del famigerato E 153, meglio noto come carbone vegetale. La Forestale ha eseguito più di cento controlli su altrettanti panifici della provincia di Potenza per verificare l’utilizzo del colorante E153.
«La maxi operazione contro uno degli alimenti più in voga del momento per le sue presunte qualità digestive - fannno sapere dal Corpo Forestale - ha dato esito negativo, in quanto in tutti i panifici controllati si è accertato che il colorante E153, classificato dalla legge come additivo chimico, non viene utilizzato nella produzione di pane e prodotti simili».

Nei mesi scorsi la produzione di pane, pizza, cornetti e taralli «neri come il carbone» aveva conosciuto una impennata senza precedenti. Anche perché molti produttori pubblicizzavano le qualità digestive di tali prodotti. Il carbone vegetale, infatti, in erboristeria, viene utilizzato per risolvere vari problemi di stomaco, come l’eccessivo gonfiore.
Il problema è che la legislazione nazionale ed europea vieta l’utilizzo del carbone vegetale nella produzione del pane e di altri alimenti simili (è, invece, consentito l’utilizzo nei cosiddetti “prodotti da forno fini”, quali biscotti, torte, cialde e snack).
I dubbi provocati da tale distinzione normativa, insieme al dibattito sulla natura del carbone vegetale e sui suoi reali effetti per l’organismo umano ha fatto salire il carbone vegetale sul banco degli imputati. In realtà, anche se alcune fonti scientifiche non escludono la possibilità della presenza di residui di benzopirene, potenzialmente dannoso per la salute, nel carbone vegetale, il vero problema è che nelle quantità utilizzate per l’impasto del pane o della pizza, questa sostanza non avrebbe assolutamente alcun effetto benefico sull’organismo. E perciò pubblicizzare i prodotti colorati di nero come benefici per la salute sarebbe una truffa al consumatore. Inoltre, per legge, il pane prodotto con questo additivo non può essere commercializzato con la denominazione di pane. Di qui la denuncia scattata nei giorni scorsi per alcuni panificatori pugliesi.

Anche le associazioni di categoria si sono mosse. Assopanificatori di Confesercenti ha chiesto un parere ai ministeri della Sanità e dello Sviluppo Economico. Assipan - Confcommercio, oltre a invitare nuovamente i panificatori ad attenersi alla legislazione vigente in materia, ritiene che «grazie alla propria attività di informazione iniziata nel 2015, sia stato possibile ritirare in tempi rapidi dal commercio il pane preparato con il carbone vegetale. Tale pronta attività informativa ha permesso di tutelare i panificatori da eventuali pesanti strumentalizzazioni».
Il risultato è che, così come la moda del pane e dei prodotti da forno al carbone vegetale era rapidamente dilagata in provincia di Potenza, altrettanto rapidamente è tramontata e anche quei prodotti che possono essere confezionati utilizzando il colorante «sotto accusa» ormai non vengono più richiesti dai consumatori.
Lo ha confermato l’operazione del Corpo Forestale dello Stato. «Tali attività di controllo sulle produzioni alimentari - commentano dal Comando provinciale di Potenza del Cfs - si pongono l’importante compito di contrastare i fenomeni di illegalità ed informare i cittadini qualora sussistano pericoli per la salute umana».

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