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Giovedì 14 Dicembre 2017 | 09:25

i resti di un marocchino

Cadavere in fusto nel Salento
autopsia: cranio fracassato

Gallipoli, cadavere nel fusto  l'assassino ha usato l'acido

LECCE - Ucciso con diversi colpi sferrati con un corpo contundente alla testa, tanto da provocargli la frattura del cranio e la conseguente morte: è il responso emerso dall’autopsia eseguita questa mattina dal medico legale Roberto Vaglio sui resti del cadavere di un uomo, in avanzato stato di decomposizione, rinvenuti lo scorso 31 gennaio in un fusto per oli combustibili in una zona di campagna alla periferia di Gallipoli.

Il dato diagnostico si aggiunge a quelli emersi ieri dalla Tac, che ha evidenziato segni profondi sulla gola compatibili con un pezzo di corda trovata all’interno del fusto e servita forse per immobilizzare la vittima, sfigurata poi con l’acido.

Gli inquirenti sono ormai certi che i resti appartengano a Khalid Lagraidi, un cittadino marocchino di 41 anni di cui non si hanno più notizie dallo scorso 23 giugno. Una data compatibile, per il medico legale, con quella del delitto.

Il materiale biologico prelevato durante l’autopsia sarà inviato in laboratorio per tracciare il profilo del dna della vittima e compararlo a quello che verrà estratto ai genitori del marocchino scomparso, che arriveranno a Lecce nelle prossime ore.

Nell’inchiesta condotta dalla Procura della Repubblica di Lecce sono indagati l’ex pentito della Sacra Corona Unita Marco Barba, attualmente in carcere, e la figlia maggiorenne Rosalba. E' stata quest’ultima a permettere ai carabinieri di rinvenire il corpo, confessando di essere stata costretta dal padre ad aiutarlo ad occultare il cadavere dell’uomo.

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