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Giovedì 23 Novembre 2017 | 17:57

truffe alle assicurazioni

Taranto, falsi incidenti
il pm chiede altri 23 arresti

Taranto, truffe ad assicurazioniil pm chiede altri 23 arresti

FRANCESCO CASULA

«I complici della famiglia Tortorella devono essere arrestati». È questa, in estrema sintesi, la richiesta formulata dal pubblico ministero, Marina Mannu, al Tribunale dell’Appello per 23 persone tra le quali avvocati, medici e titolari di centri di diagnostica e fisioterapia di Taranto, coinvolte nell’inchiesta sugli incidenti falsi e le frodi alle compagnie assicurative denominata «Woodland birds» condotta dai finanzieri del Nucleo di polizia tributaria e dagli agenti della sezione di polizia giudiziaria della Polstrada di Taranto e che il 18 gennaio ha già portato in carcere il 58enne Carmine Tortorella, e i due figli Antonio, di 33 anni, e Tiziana di 35.

Il pm Mannu, aveva infatti, già chiesto l’arresto dei professionisti e degli altri indagati ritenuti organici all’associazione a delinquere guidata dai Tortorella, ma il gip Giuseppe Tommasino nella sua ordinanza di custodia cautelare aveva concesso l’arresto solo per Tortorella rigettando le altre 23 richieste ritenendo, fondamentalmente, che l’associazione a delinquere fosse composta esclusivamente dai tre familiari mentre tutti gli altri, tra i quali 5 avvocati e 3 medici, avevano partecipato solo occasionalmente e non avevano preso parte alla fase organizzativa o, più in generale, all’ideazione sistematica dei falsi incidenti.

«Solo i componenti della famiglia Tortorella vanno considerati partecipi di un sodalizio criminoso» aveva scritto il giudice e spiegato che era «in quel contesto ristretto» che si decidevano «le linee di condotta e si effettuava la programmazione delle imprese delittuose». Tutti gli altri indagati coinvolti nei 39 incidenti fasulli finiti nel mirino degli inquirenti «aderivano incondizionatamente in vista di un loro tornaconto personate di natura patrimoniale» ma si trattava di «prestazioni pur sempre occasionali, ancorché ripetitive». Insomma «la corte di avvocati, medici, fisioterapisti, attori, falsi testimoni per professione» secondo il gip Tommasino «era esclusa completamente dalla fase decisionale».

Un punto sul quale, evidentemente, il pm Mannu evidentemente non è stata d’accordo e così nei giorni scorsi ha depositato il suo appello per ottenere l’arresto dei complici del «clan Tortorella», come lo stesso gip Tommasino lo ha definito. La richiesta dovrà essere valutata da un collegio di giudici che il prossimo 14 febbraio ascolterà le richieste dell’accusa e le repliche del collegio difensivo e poi deciderà se accogliere l’appello e quindi concedere gli arresti oppure no. Nel primo caso, tuttavia, anche se il Tribunale dell’Appello dovesse dare ragione al pm gli indagati rimarrebbero a piede libero: in casi come questo, infatti, solo dopo l’eventuale conferma della Corte di Cassazione, o in assenza di ricorso della difesa quando si forma il cosiddetto giudicato cautelare, potrebbero essere eseguiti gli arresti.

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