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Martedì 24 Aprile 2018 | 18:27

IL processo rating

Trani, chieste 5 condanne
vertici e analisti S & P
Pm: 4,6 milioni di multa

Trani, chieste 5 condannevertici e analisti S & PPm: 4,6 miliardi di multa

Foto Calvaresi

TRANI - Nel gennaio 2011 l’Italia, «se si guardano i dati di Bilancio, stava messa meglio di tutti gli altri Stati europei», ma da parte di S&P, con il declassamento del rating del nostro Paese di due gradini (da A a BBB+), ci fu "la menzogna, la falsificazione dell’informazione fornita ai risparmiatori», con la quale fu messo «in discussione il prestigio, la capacità creditizia di uno Stato sovrano». Per questo motivo la procura di Trani ha chiesto la condanna per manipolazione del mercato di cinque imputati, tra analisti e manager della società di rating. Due anni di reclusione e 300mila euro di multa per Deven Sharma, all’epoca dei fatti presidente mondiale di S&P; tre anni e 500mila euro di multa ciascuno per Yann Le Pallec, responsabile per l’Europa, e per gli analisti del debito sovrano Eileen Zhang, Franklin Crawford Gill e Moritz Kraemer. Per Standard e Poor's è stata chiesta anche la sanzione di 4,6 milioni.

Gli imputati sono accusati di aver emesso «intenzionalmente" ai mercati finanziari - tra maggio 2011 e gennaio 2012 - quattro report contenenti informazioni tendenziose e distorte sull'affidabilità creditizia italiana e sulle iniziative di risanamento adottate dal governo per «disincentivare l’acquisto di titoli del debito pubblico italiano e deprezzarne così il valore». L’ultimo report sotto accusa è quello con cui S&P, il 13 gennaio 2012, decretò il declassamento del rating dell’Italia di due gradini. Nella lunga requisitoria, durata circa otto ore, il pm Michele Ruggiero ha spiegato anche il movente dell’ "accanimento» di S&P.
«Il rapporto di consulenza contrattuale tra S&P e lo Stato Italiano - ha rilevato - cessa nel 2010, dopo 17 anni, e nel 2011 Standard & Poor's si scatena contro l’Italia con declassamenti a catena: come vogliamo chiamarle queste se non ritorsioni!».

A sostegno delle sue tesi, il pm ritiene di aver raccolto la "confessione del crimine commesso» e di aver trovato «non la pistola fumante, ma il bazooka fumante». Ruggiero ricorda al Tribunale la conversazione telefonica, intercettata durante le indagini, tra l’allora AD per l’Italia di S&P, Maria Pierdicchi e Deven Sharma. Colloquio che - a giudizio del pm - «è la confessione del comportamento criminoso di S&P sul doppio downgrade dell’Italia». Nella telefonata Pierdicchi dice che "alcuni analisti - spiega il magistrato - non hanno le capacità adeguate per poter gestire il rating sovrano dell’Italia», e ritiene che «c'è bisogno di persone più senior». «Questa - ha insistito - non è la pistola fumante, è un bazooka fumante che si salda con la mail di Renato Panichi», il responsabile per gli istituti di credito di S&P che in una mail interna inviata poche ore prima del doppio downgrade aveva criticato i giudizi degli analisti di S&P sull'affidabilità del sistema creditizio italiano contestando loro di aver espresso giudizi contrari alla realtà sulle banche.

«Parole dure come macigni» quelle del pm Ruggiero, secondo il capogruppo di Forza Italia alla Camera, Renato Brunetta, per il quale «il comportamento illecito di S&P è l’ennesima conferma di un vero e proprio colpo di Stato perpetrato contro il governo guidato da Silvio Berlusconi». Tesi, quella della Procura, che S&P contesta spiegando che «nessuna di queste accuse è stata dimostrata da prove degne di questo nome. Nessun testimone, nemmeno quelli dell’accusa, hanno mai avvalorato queste tesi».

Una freccia nell’arco della difesa è la decisione della Consob di non sanzionare la società di rating. «La Consob - sostiene invece la Procura - non ha sanzionato S&P perché è stata castrata, neutralizzata, sterilizzata, in quanto non le è stata data la possibilità di chiudere in procedimento amministrativo perché non le sono state date le carte, nemmeno da S&P». Nonostante ciò e i danni che - secondo l’accusa - i giudizi di S&P hanno prodotto all’Italia, Consob, Ministero dell’Economia e Bankitalia non si sono costituite parte civile al processo. Si torna in aula il 25 gennaio per le arringhe.

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