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Giovedì 19 Ottobre 2017 | 13:06

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Popolari, spa congelata
dubbi di costituzionalità

Faro su decretazione d'urgenza e diritto di recesso. Altre perplessità

Popolari, spa congelata  dubbi di costituzionalità

La sede della Corte Costituzionale

MILANO - La riforma delle Banche Popolari resta congelata fino a quando non ci sarà la sentenza della Corte Costituzionale. Lo ha ribadito la sesta Sezione del Consiglio di Stato che, in camera di consiglio, ha accolto l’istanza della Banca Popolare di Sondrio che voleva chiarimenti e integrazioni alla precedente ordinanza cautelare. In ogni caso non basterà la sentenza della Consulta per rimettere in funzione la riforma.

I giudici amministrativi si riservano l’ultima parola con una apposita camera di consiglio successiva alla decisione della Corte Costituzionale. La riforma Renzi sulle popolari aveva indicato nel 27 dicembre l’ultimo momento utile per abbandonare il modello cooperativo, oltre una certa soglia di capitale (asset superiori ai 10 miliardi). Per la Popolare di Sondrio e per la Popolare di Bari, le uniche a non essersi ancora trasformate in spa, tutto è rimandato a quando si conosceranno le decisione della Consulta e la successiva delibera del Consiglio di Stato. Due gli aspetti sotto le lenti dei magistrati: le modalità con cui è stato limitato - fino ad annullarlo - il diritto di recesso per i soci dissenzienti e la stessa formula del decreto legge, usato per riformare il settore.

Secondo i ricorrenti non c'erano i requisiti di urgenza e quindi il provvedimento doveva seguire le normali vie parlamentari.

Attualmente, senza una sospensione del termine per la trasformazione in spa delle Popolari, «gli operatori del settore e i soci delle banche in questione si troverebbero in un’oggettiva situazione di incertezza sul quadro normativo, tale da condizionare anche le scelte individuali, con la conseguente incidenza anche sulla stessa effettiva rilevanza del presente giudizio e dello stesso giudizio incidentale di costituzionalità». Con questa motivazione il Consiglio di Stato ha deciso che il termine resta sospeso. Il due dicembre il Consiglio di Stato aveva sospeso alcune parti della circolare attuativa della riforma delle Popolari e tra questa quella relativa al diritto di recesso e alla compensazione dei soci. Dopo tale provvedimento il termine di trasformazione va pure sospeso, vista, appunto, la situazione di incertezza del quadro normativo in cui si trovano le banche e in attesa che si pronunci la Consulta, a cui lo stesso Consiglio di Stato ha sottoposto una serie di questioni. Il Consiglio di Stato ha respinto tutte le eccezioni sollevate dalla Presidenza del Consiglio e dalla Banca d’Italia sull’’inammissibilità del ricorso di Sondrio.

Ora si riapre la partita. Ai dubbi di costituzionalità (limitato diritto di recesso per i soci dissenzienti e immotivata decretazione d’urgenza) si potrebbero aggiungere le osservazioni di quanti hanno visto nel decreto del governo una lesione dell’articolo 47 della Costituzione («La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme... tutela l’accesso del risparmio popolare al diretto e indiretto investimento azionario»).

Anche il mancato adeguamento alle direttive della Bce sulla soglia di trasformazione in Spa (30 miliardi di attivi, anziché gli 8 della riforma ora congelata) potrebbe finire sotto la lente dei giudici costituzionali, visto che la Repubblica preserva i trattati e gli accordi internazionali.

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