Giovedì 21 Giugno 2018 | 08:17

città metropolitana

La formazione diventa un caso
Centri per l'impiego nella bufera

Carte in Procura per il progetto Welfare to work: favoriti alcuni enti, ignorati altri

La formazione diventa un caso  Centri per l'impiego nella bufera

di Ninni Perchiazzi

BARI - Corsi di formazione, i centri per l'impiego finiscono nell'occhio del ciclone. E all'attenzione della Procura, che ha ricevuto più di una segnalazione. Sotto accusa il modo di assegnazione dei corsisti - disoccupati e lavoratori in mobilità - ai centri accreditati alla formazione, tale da creare una netta disparità nonostante le indicazioni dell’avviso regionale mirato all'equa distribuzione dei carichi.

In pratica c'è chi ha potuto contare su alcune centinaia di corsisti, chi ha gestito qualche decina di lavoratori e infine chi invece è stato costretto a rimanere a guardare per non aver ricevuto nemmeno una persona da formare.

Il progetto, emanato dalla Regione grazie all'utilizzo dei fondi strutturali europei, si chiama «Welfare to work» ed è gestito dalla Città metropolitana attraverso i centri per l'impiego, ai quali impiegati spetta indirizzare gli aspiranti lavoratori ai diversi enti accreditati. Il criterio di scelta è la residenza dei richiedenti, ma tenendo conto della par condicio tra gli enti formatori, nell’ottica di un’equa distribuzione.

«Evidentemente tutto ciò non è avvenuto e non avviene», attacca Michele Caradonna presidente della cooperativa Aquarius (e consigliere comunale) che ha scritto a Città metropolitana, Regione, Procura, Anac (anticorruzione) e Corte dei conti denunciando le suddette irregolarità.

«Siamo accreditati - spiega - e abbiamo presentato l'offerta formativa indicata dalla Regione, proponendo ben 13 corsi per il 2016 e 5 per il 2017. Abbiamo anche promosso e pubblicizzato l'iniziativa come richiesto dal progetto, sia facendo attività di informazione sia pubblicizzando il calendario presso i centri per l'impiego». «Al momento però il numero delle persone inviate al nostro centro, situato in centro a Bari, è uguale a zero. Altri centri per la stessa tipologia di corso hanno ricevuto iscrizioni superiori alle 100 unità», afferma tra l’arrabbiato e lo sfiduciato.

In ballo ci sono cifre rilevanti (e connessi costi da sostenere). Ogni Centro, per ogni corso può fare fino a 5 edizioni con una media di iscrizioni pari a 16. Ad esempio per un solo corso di 60 ore di frequenza (ma ci sono anche corsi di 120 ore), realizzando le 5 edizioni, equivale ad assegnare risorse finanziarie pubbliche per 72mila euro per i soli voucher e di altri 24mila per le indennità di frequenza da assegnare ai corsisti (percepiscono 5 euro all’ora). Con le modalità di gestione adottate dalla Regione, ogni centro di formazione potrebbe realizzare fino a 114 corsi, ognuno per 5 edizioni. Alla fine, un sacco di soldi, soprattutto se lavorano solo pochi eletti.

Caradonna rivela poi un particolare. «Molti beneficiari che ci hanno contattati per frequentare il corso - racconta -, ci hanno poi segnalato dell'impossibilità di iscriversi da noi poiché il personale del Centro per l'impiego ha preferito indirizzarli sempre per la medesima offerta formativa presso altre sedi». «A questo punto, visto che non sono indicati, vorrei capire quali sono i parametri utilizzati. Inoltre se lo stesso dirigente responsabile ha ritenuto di segnalare la vicenda in Procura, mi chiedo come mai non si sia intervenuti sul personale dei centri per l'impiego, perché è chiaro che qualcosa non funziona», afferma il consigliere.

Le lettere in Procura non sono state mandate solo da partecipanti esclusi, ma dalla stessa ripartizione della ex Provincia, come conferma l'ex direttore Fernando Guido, in pensione dal primo gennaio. «Ricevute le contestazioni da parte dei centri esclusi sono stato io stesso a fare la segnalazione in Procura - rivela -. Ma non solo. Ho scritto più di una lettera ai Centri per l'impiego, invitandoli oltre a rispettare il codice di deontologia, anche ad applicare la legge, che prevede una distribuzione equa dei corsisti».

Il dirigente conferma quindi la presenza di anomalie. «La Regione solo da settembre scorso ci ha messo in condizione di visionare ciò che fanno i Centri ai quali è stata delegata la gestione della formazione. Così abbiamo riscontrato che ci sono enti che hanno numeri a tre cifre (parliamo quindi di centinaia di corsisti), altri a due cifre e molti altri a quota zero».

Cosa è successo dopo le sue missive? «Abbiamo tentato di normalizzare la situazione, bloccando gli enti che avevano già molti corsisti e implementando altri centri che invece avevano poca gente», spiega Guido.

Sul tema interviene anche il consigliere delegato del sindaco Decaro, Giuseppe Valenzano. «Abbiamo già chiesto riscontro ai centri per l’impiego, anche sul caso specifico - rivela -. In caso di irregolarità agiremo di conseguenza, come già accaduto nei mesi scorsi».

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