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Lunedì 11 Dicembre 2017 | 16:17

Sud-Est, parte la richiesta
di concordato preventivo

Debiti saliti a quota 286 milioni, Fsi corre ai ripari in Tribunale

ferrovie Sud-Est, parte la richiesta di concordato preventivo

di MASSIMILIANO SCAGLIARINI

BARI  - I debiti di Sud-Est al 31 dicembre sono saliti a 286 milioni, 10 in più rispetto a giugno scorso. La società non ha fermato i suoi treni soltanto grazie a un finanziamento infruttifero da 15 milioni erogato da Ferrovie dello Stato, nuovo proprietario dopo i 12 mesi di commissariamento da parte del ministero delle Infrastrutture: ci sono quindi pochi dubbi rispetto alla «sussistenza di uno stato di crisi» che, senza azioni straordinarie, metterebbe Fse «in condizioni di non poter fare fronte con regolarità alle sue obbligazioni». E per questo, ieri, la più importante ferrovia regionale ha presentato al Tribunale di Bari domanda di concordato preventivo.

Il ricorso, sottoscritto dall’amministratore delegato Andrea Mentasti (con gli avvocati Andrea Zoppini di Roma, Vincenzo Chionna e Michele Lobuono di Bari), conferma dunque l’impostazione annunciata martedì dopo l’assemblea dei soci che ha rinnovato il consiglio di amministrazione. Sud-Est ha «prenotato» (ha cioè chiesto al Tribunale la concessione di un termine, pari a 60 giorni prorogabili di altri 60) il deposito di un piano di concordato preventivo in continuità: significa che l’obiettivo è il risanamento aziendale. Il giudice delegato dovrà nominare uno o più commissari (di norma tre) che seguiranno la procedura. Da oggi in avanti dipendenti e fornitori verranno pagati regolarmente, mentre i debiti pregressi seguiranno le regole del diritto fallimentare: in particolare, è ipotizzabile che i creditori sospettati di aver truffato la società (dalle maxiparcelle degli avvocati e dei progettisti alle consulenze inutili, fino agli appalti milionari) non vedranno un centesimo. Ma sulle possibilità di arrivare al salvataggio, secondo la società, ci sono pochi dubbi. I 15 milioni prestati da Fsi, e «i flussi economici a prodursi» (ovvero i 123 milioni erogati ogni anno dalla Regione) «danno conto – è detto nel ricorso – di adeguato finanziamento dell’attività in continuità ed equilibrio per la durata della procedura, anche in ragione dell’auspicabile riattivazione da parte del sistema bancario di adeguate linee di credito o, ancora dell’eventuale perfezionamento di rapporti di finanziamento prededucibili».

A metà dicembre (la «Gazzetta» ne ha dato conto la scorsa settimana) Bnl ha infatti sospeso gli affidamenti, dopo aver raggiunto un’esposizione pari a circa 100 milioni di euro (non tutti assistiti da garanzie). Sud-Est ora lavora attraverso i finanziamenti di Fsi, che transitano su Unicredit, e si sta confrontando con il sistema bancario (anche con quello locale) per cercare nuova finanza: la garanzia è appunto l’azionista pubblico, il gruppo Ferrovie dello Stato Italiane, che si è impegnato «alla rimozione dello squilibrio patrimoniale», ma anche i 70 milioni stanziati dal ministero delle Infrastrutture, soldi che verranno erogati «a seguito del superamento dello stato di crisi».

Il ricorso è stato depositato a pochi giorni dall’udienza (prevista venerdì 20) davanti al giudice Giuseppe Rana, dove si discuterà sia dell’istanza di fallimento avanzata dalla Procura di Bari (con i pm Bretone, Manganelli e Silvestris) nell’ambito delle indagini sul saccheggio della società, sia di quelle presentate da Filben e Sil, le società dell’imprenditore bolognese Carlo Beltramelli che di quell’indagine è uno dei perni. La richiesta di concordato rende improcedibili le istanze di fallimento (che restano congelate) ma soprattutto soddisfa le richieste della Procura: da oggi i magistrati baresi possono contestare all’ex numero uno Luigi Fiorillo e ai suoi presunti complici, oltre che il peculato, l’abuso d’ufficio e la truffa, anche l’accusa di aver mandato in bancarotta le Ferrovie Sud-Est.

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