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Giovedì 19 Ottobre 2017 | 11:10

Bari

Abusivi nelle case popolari
S’indaga su Arca e Comune

L'ipotesi di reato è omissione di atti d'ufficio per ora a carico di ignoti

Abusivi nelle case popolari  S’indaga su Arca e Comune

di Giovanni Longo

BARI - Istanze di alloggi popolari e di sanatoria dimenticate in qualche cassetto, adesso la Procura indaga anche su possibili responsabilità di amministratori pubblici. L’inchiesta sull’occupazione abusiva di centinaia di case popolari al quartiere San Paolo, dunque, si allarga. L’ipotesi di reato è «omissione di atti d’ufficio» a carico di ignoti. Al momento non ci sono indagati, dunque, ma le verifiche del pm Baldo Pisani, che coordina gli accertamenti dei Carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale, riguardano l’operato dell’Arca e del Comune. Il sospetto, ancora tutto da verificare, è che nel complesso intreccio tra deposito delle istanze, sanatorie, rimpalli di carte tra uffici pubblici, potrebbero essere stati commessi degli illeciti. Nel mirino, in particolare, i ritardi dell’amministrazione nelle risposte sulle istanze di sanatoria avanzate dagli inquilini abusivi. Le domande più datate, ricordiamo, risalgono addirittura al 1996. Venti anni fa c’è stato chi ha chiesto al Comune e allo Iacp (oggi Arca) un alloggio e non averebbe ancora ricevuto una risposta. In alcuni casi, le carte non si troverebbero, perse in chissà quale archivio.

Gli appartamenti in questione si trovano tutti nel complesso di via Don Carlo Gnocchi che comprende 443 alloggi popolari di proprietà del Comune gestiti dall’Arca. Per circa 222, stando alle indagini, ci sono irregolarità, al punto che la procura aveva chiesto il sequestro di 134 case. «Tale occupazione - spiegava la Procura - ha avuto natura invasiva ed arbitraria non essendovi stata alcuna legittimazione da parte delle pubbliche amministrazioni competenti che, al contrario, hanno emesso provvedimenti di assegnazione in favore di altri e differenti soggetti».

Ma il giudice delle indagini preliminari, nell’ottobre scorso, aveva rigettato quasi tutte le richieste, tranne 14 alle quali però aveva concesso il sequestro con facoltà d’uso, sottolineando «l’inerzia del Comune che tarda ad esaminare le istanze di sanatoria». Un primo campanello d’allarme per gli uffici pubblici. «Non può darsi voce solo al diritto di coloro che - spiegava a questo proposito il pm - abusivamente entrati in possesso di immobili, sono in attesa della definizione di una sanatoria spesso pretestuosamente presentata pur in assenza dei relativi presupposti».

La Procura aveva quindi impugnato il «no» del giudice per 111 alloggi ottenendo dal Riesame, poco prima di Natale, il sequestro di 88 appartamenti. Per gli altri 23 c’era stata rinuncia del pm o rigetto da parte del Riesame perché nelle more le situazioni di occupazione abusiva si sono nel frattempo sanate. Un lavoraccio quello fatto dai giudici, sezione Misure di Prevenzione che hanno analizzato le singole situazioni, emettendo altrettanti provvedimenti. Tra i tanti, solo per fare un esempio, c’è il caso di una famiglia che aveva ottenuto l’assegnazione di un alloggio di due vani ma abusivamente aveva deciso, vent’anni fa, di occuparne uno più grande - «così come peraltro all’epoca promessogli dall’allora assessore» - concedendo l’altro ad un parente. Anche per loro il Tribunale aveva disposto sequestro e sgombero in quanto, nel caso specifico come in tanti altri, le istanze di sanatoria sono state rigettate dal Comune. Uno sgombero non facile che dovrà avvenire non prima di 60 giorni dalla notifica, salvo impugnazioni in Cassazione (che prolungherebbero ulteriormente i tempi di esecuzione dei sequestri).

I giudici avevano sostanzialmente condiviso l’ipotesi del pm ritenendo ciascuno degli 88 casi analizzati «davvero sintomatico del malcostume diffuso in questo territorio di considerare gli alloggi pubblici quale beni privati di cui poter liberamente disporre, così contribuendo a formare l’humus che ha portato a gravissime degenerazioni con infiltrazioni della criminalità organizzata in alcuni quartieri quale quello di Japigia».

Si tratta di situazioni che vanno avanti da decenni e che sono finite all’attenzione della magistratura barese dopo un esposto presentato nel 2014 dal sindaco di Bari con cui si denunciavano difficoltà nella assegnazione di alloggi di edilizia popolare in favore di legittimi assegnatari a causa del riscontro di fenomeni di occupazione abusiva.

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