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Venerdì 24 Novembre 2017 | 01:18

La San Paolo

Omicidio Sifanno a Bari
I killer festeggiarono

Omicidio Sifanno a Barisei arresti della Polizia

Avrebbero preparato per mesi il delitto di un pregiudicato rivale custodendo il kalashnikov poi usato per uccidere Donato Sifanno in casa della nipote del boss. Si chiude così, con altri sei arresti oltre ai sei già eseguiti un anno fa, il cerchio sull'omicidio del 36enne assassinato il 15 febbraio 2014 al quartiere San Paolo di Bari. Ad ordinare il delitto sarebbe stato il boss Giuseppe Misceo, «Il Fantasma», per proteggere la fama criminale del suo clan contro il rivale Mercante (Sifanno era nipote di Pinuccio Mercante), per punire ripetute offese alle donne della sua famiglia e persino un affronto fatto dalla vittima nel novembre 2013 con colpi di pistola contro il portone di casa Misceo.

Le misure cautelari odierne, eseguite dagli agenti della squadra mobile della Questura di Bari su disposizione della Dda, riguardano coloro che, stando alle indagini coordinate dal pm Roberto Rossi, «avrebbero fornito supporto logistico al gruppo di fuoco con particolare riferimento alle informazioni relative agli spostamenti di Sifanno, alla gestione dei veicoli necessari e alla conservazione e fornitura delle armi necessarie per compiere l’agguato». In carcere sono finiti Francesco Pace, Giuseppe De Lauro e Domenico Micelli, agli arresti domiciliari Michele Fasano, Maria Misceo, nipote del capo clan, e Domenico Mercurio, collaboratore di giustizia le cui dichiarazioni hanno consentito agli inquirenti di trovare nuovi spunti investigativi. Il gip che ha emesso l’ordinanza, Roberto Oliveri del Castillo, ha riconosciuto - così come contestate dall’accusa - le aggravanti della premeditazione e del metodo mafioso.

Mandante ed esecutori materiali erano già finiti in carcere e sono attualmente a processo. Martedì prossimo, 10 gennaio, ci sarà la sentenza in abbreviato nei confronti del boss Giuseppe Misceo, di suo figlio Paolo, accusato di aver riportato all’esterno del carcere gli ordini del padre, e di uno dei presunti esecutori materiali, Nicola Abbrescia. Per tutti e tre l’accusa ha chiesto l’ergastolo. Altri tre imputati, Arcangelo Telegrafo, coordinatore dell’operazione e punto di riferimento per gli uomini predisposti ai compiti operativi, Emanuele Grimaldi, braccio armato di Misceo e Francesco Mastrogiacomo, sono a processo con rito ordinario.

Stando alla ricostruzione fatta dagli investigatori, Misceo avrebbe ordinato l’omicidio di Sifanno nel novembre 2013, durante una riunione a casa sua con alcuni affiliati al clan. Dopo tre tentativi falliti e l’arresto a gennaio, Misceo avrebbe continuato a dare ordini dal carcere tramite i suoi familiari, il figlio e la moglie. Sarebbe stata proprio la donna a riferire al marito gli «atteggiamenti di sfida» di Sifanno nei confronti delle donne della famiglia Misceo.
La vittima sarebbe stata quindi pedinata e osservata a lungo, in quella che il gip nell’ordinanza definisce una «prolungata caccia per eliminare l’avversario». L’arma da guerra usata per l'omicidio, pagata 1.800 euro con una colletta fra affiliati, sarebbe stata custodita a casa della nipote del boss e definita nelle intercettazioni con parole in codice, quali «spesa», "pasta» e «pittura». Il delitto si sarebbe poi consumato a febbraio e sarebbe stato festeggiato con prosecco e pasticcini.

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