Lunedì 25 Giugno 2018 | 00:36

Canosa

Omicidio della gioielliera
in manette il terzo uomo

Omicidio della gioielliera in manette il terzo uomo

Tre gli arrestati per l'assassinio di Maria Melziade

di ANTONELLO NORSCIA

TRANI - Salgono a tre le persone arrestate per la drammatica rapina del 17 Novembre scorso costata la vita alla 75enne gioielliera canosina Maria Melziade. Il terzo uomo della banda di rapinatori che agì in Via Imbriani sarebbe Gianfranco Colucci, canosino appena 20enne.

Notifica in carcere - L’ordinanza di custodia cautelare è stata notificata in carcere dove il giovane si trovava perché arrestato qualche giorno dopo l’efferato delitto: fu trovato in possesso di una pistola. Colucci è stato già sottoposto ad interrogatorio di garanzia dinanzi al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Trani Maria Grazia Caserta, che aveva firmato l’ordinanza di arresto. Colucci, assistito dall’avvocato Sabino Di Sibio, si è avvalso delle facoltà di non rispondere. Stessa scelta compiuta dal 54enne canosino Lorenzo Campanella, che aveva domicilio in Romania (pure difeso dall’avv. Di Sibio), e dal 45enne canosino d’origini milanesi Francesco Scardi, assistito dall’avvocato Giovanbattista Pavone. E sempre ieri mattina lo stesso gip Caserta ha convalidato i fermi operati nei loro confronti, giovedì, dal pubblico ministero Marcello Catalano.

Tentativi di dileguarsi - Secondo le ricostruzione degli investigatori - le indagini sono condotte dal commissariato di Polizia di Canosa di Puglia e dalla squadra mobile di Bari – i due stavano organizzando la fuga dopo aver appreso della morte della Melziade, avvenuta la notte successiva alla violenta rapina durante la quale la gioielliera fu immobilizzata e violentemente picchiata.

Scardi si sarebbe allontanato verso Bologna, mentre Campanella avrebbe acquistato un biglietto aereo per la Romania. Quest’ultimo sarebbe stato uno dei rapinatori saliti nell’abitazione della gioielliera, in Via Imbriani, appena rientrata da Milano col marito, che però era andato a parcheggiare l’auto in garage. Assieme a Colucci ci sarebbe stato Campanella, mentre il “palo” sarebbe stato Scardi. Sono tutti accusati di rapina ed omicidio preterintenzionale.

Alla ricerca del quarto uomo - Del gruppo di rapinatori farebbe parte una quarta persona su cui proseguono le indagini per l’identificazione. Si tratterebbe di colui che ha avvisato i tre complici dell’arrivo della coppia da Milano, quando la loro Mercedes uscì dal casello autostradale di Canosa. La circostanza investigativa trova conferma proprio nell’ordinanza cautelare notificata a Colucci. Nello stesso provvedimento il gip evidenzia come il reato sia stato «posto in essere con destrezza e spregiudicatezza, mediante un sistema organizzativo tramite il quale è stato predisposto un autentico commando criminale». Ed ancora: «gli indagati si connotano per una spregiudicatezza fuori dal comune ed hanno teso una trappola mortale alla Melziade per impossessarsi delle sue ricchezze. Colucci ed i suoi complici – aggiunge la dr.ssa Caserta – non avevano motivo per recarsi nell’immobile dove abitava la Melziade. Non avevano parenti o amici lì e quindi, a maggior ragione, il fatto che essi si siano introdotti nell’interno di quel edificio poco dopo l’arrivo della donna e ne siano usciti, scappando, all’arrivo del marito nei pressi del portone, da un lato, conferma che essi non erano andati in quel palazzo a fare una visita di cortesia e, dall’altro, convalida la loro pericolosità».

A incastrarli le immagini - A incastrare i tre uomini, come è stato spiegato oggi, sono state immagini molto chiare di telecamere di sorveglianza. Video da cui si potrebbe ipotizzare appunto anche l’esistenza di un basista. Le telecamere hanno ripreso, in modo evidente, l’arrivo dei rapinatori e quello della donna: quest’ultima scende dall’auto del marito, che poi si allontana per parcheggiare la vettura, e va a casa dove poco dopo aprirà la porta a due persone, i suoi aggressori.

I due - secondo quanto poi ricostruito dalle indagini - la immobilizzano con del nastro adesivo da imballaggio e con delle fascette stringicavo e, per farsi consegnare la chiave della cassaforte, le dicono di aver rapito la figlia, picchiandola violentemente utilizzando anche un taser, senza comunque riuscire nel loro intento. Successivamente i due, avvisati dal complice con le funzioni di "palo» del sopraggiungere del marito della vittima, si allontanano portando via solo i monili indossati dalla donna, in particolare, un anello e degli orecchini di valore ingente, un orologio tempestato di brillanti e la somma di 1.200 euro. «Si capisce dalle immagini - dichiara il capo della Squadra Mobile della Questura di Bari, Luigi Rinella - che i soggetti sono stati in qualche modo allertati perché sono intervenuti sul luogo della rapina pochi istanti prima che arrivasse la signora».

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