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Domenica 19 Novembre 2017 | 20:57

la storia

Bari, la normalità
di essere «Down»

ragazzi down al lavoro

di LEO MAGGIO

BARI - Certi caffè sono speciali perché hanno il sapore di una conquista. Quella dell’autonomia. A servirli al bancone di un bar sono Piera Mastrorosa, 22 anni, di Toritto, Roberto Caruso, 22 anni, di Bari e Simona Signorile, 31 anni, di S. Spirito. Tre ragazzi con la sindrome di Down, da qualche settimana regolarmente assunti con contratto a tempo indeterminato in alcuni locali dei noti marchi di ristorazione barese Bacio di Latte, Bacio Bakery e Jerome Cafè. Nei primi giorni del nuovo anno, inoltre, insieme a loro, ci sarà anche Leo, che inizierà la loro avventura lavorativa con un tirocinio formativo propedeutico alla sua assunzione.
Storie che iniziano da lontano. A raccontarle è Mino Dalonzo, 41 anni, sposato, due figlie, rampante imprenditore barese nel settore della ristorazione. «Quando puoi fare qualcosa per esaudire i sogni di qualcuno ti senti chiamato in causa – spiega l’imprenditore – specialmente quando certi ricordi li conservi nel cuore e fanno parte della tua esperienza di vita». Il pensiero di Dalonzo va al cugino Vincenzo Lovino, 55 anni, persona con sindrome di Down molto conosciuto in città. «Sono più piccolo di lui ma ricordo bene la sua storia – racconta – mi sono rimaste impresse le difficoltà che incontrava la sua famiglia nella ricerca di un posto di lavoro per lui. Poi, sul finire del 1999 – racconta l’imprenditore – ecco arrivare la legge 68 che da allora obbliga le aziende con numero superiore ai quindici dipendenti ad assumere ragazzi con disabilità. Fu assunto in un ente statale. Con il lavoro, ricordo il suo modo diverso di vedere la vita, cosa significava per lui uscire di casa e avere un compito da svolgere.

Siamo ai giorni nostri. Per Piera, Roberto e Simona la storia si ripete sino a quando le loro strade incrociano quella dell’imprenditore barese. Giungono a Bacio di Latte dopo un lungo percorso di educazione all’autonomia sociale e training di orientamento lavorativo avviato dall’Aipd, l’Associazione italiana persone down. L’obiettivo dell’Aipd, infatti, è quello di sostenere le persone con sindrome di Down nel loro processo di crescita, favorendo la conquista del maggior livello di autonomia possibile e promuovendone la completa integrazione in ambito scolastico, sociale e lavorativo.
Oltre a Bacio di Latte e Jerome Cafè, negli ultimi due anni grazie ai percorsi dell’Aipd, altri sette ragazzi con sindrome di down sono stati assunti nel campo della ristorazione e del commercio tra Mc Donald e Penny Market. Sono due i tirocini formativi in corso all’Ikea, mentre altri progetti educativi finalizzati all’inserimento lavorativo sono attivi presso il polo museale della Puglia e la biblioteca comunale di Terlizzi.

«Il lavoro non è una tappa astorica nella vita dei giovani con sindrome di Down – spiega Mariella De Napoli, presidente dell’Aipd Bari - ma il risultato di un percorso coordinato e coerente che inizia dall’ infanzia, prosegue nell’adolescenza fino ad arrivare all’ età adulta».
A Mino Dalonso l’idea di inserire ragazzi con sindrome di down nella squadra dei suoi collaboratori venne proprio guardando uno di loro lavorare in un centro commerciale della zona. «Mi rivolsi all’Aipd. Ai colloqui si presentarono in quattro ed io li ho presi tutti» racconta l’imprenditore, tutti occupati nelle sette sedi dislocate tra Bari e provincia.
La collaborazione di Piera, Roberto, Simona e iniziata con il programma Garanzia Giovani. Sei mesi di tirocinio per conoscere e imparare a lavorare poi la decisone finale. «Li ho assunti a tempo indeterminato ma non si tratta solo di aver fatto qualcosa di importante per il sociale – racconta l’imprenditore – i ragazzi sono assolutamente integrati nel contesto lavorativo grazie proprio al percorso e all’assistenza dell’Aipd. E tutti i collaboratori si sentono coinvolti in questa scelta». La presenza di lavoratori con sindrome di Down sarà assicurata anche nelle attività date in gestione ad altre società dall’imprenditore barese. «È una cultura che passa - dice Viviana Lagattolla, responsabile del Sil, il servizio di inserimento lavorativo dell’Aipd - la mentalità sta cambiando e finalmente parliamo di imprese private, di giovani imprenditori che rilanciano l’economia locale anche attraverso l’assorbimento e l’integrazione di ragazzi con disabilità».

Sotto l’occhio attento dei responsabili dei punti vendita Daniele Apicella, Alessandra Leo, Cinzia Carioggia e Anna Maria Attorre, i tre ragazzi con sindrome di Down si impegnano quotidianamente nell’attività lavorativa tra caffè, colazioni ed aperitivi. «Si può fare impresa perché sono realmente utili all’azienda – dice ancora Dalonso – i ragazzi con sindrome di Down riescono a dare il loro contributo e si sentono alla pari, crescono e si integrano con gli altri». Non nasconde la sua emozione la responsabile del Sil: «Vedere i ragazzi dietro un bancone di gelati o dietro la macchinetta del caffè significa promuovere una cultura diversa – conclude Lagattolla – per ognuno di loro è stata individuata la mansione rispettando la sua specificità con l’affiancamento di un tutor. Ma sono lavoratori autonomi, amati da tutti, dai colleghi e dai clienti. È una conquista di civiltà».

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