Venerdì 20 Luglio 2018 | 22:35

a potenza

Il velo arabo nel presepe
«La religione è dialogo»

donna araba velata nel presepe a Potenza

POTENZA - Don Franco Corbo, alla guida della chiesa di S. Anna e Gioacchino, a Potenza, non è un parroco qualunque.
Riesce sempre e comunque a trovare il modo per lanciare messaggi in relazione ai tempi che viviamo. Anche quest’anno non si smentisce: il presepe che ha fatto realizzare nella sua parrocchia ha acceso un dibattito che travalica i confini cittadini. Partendo dal tema dell’immigrazione, nel presepe spuntano anche personaggi con abiti arabi e musulmani e un riferimento al muro. Qualcuno ha storto il naso, c’è chi ha scatenato polemiche sui social, puntando il dito contro la scelta della parrocchia.

Don Franco resta calmo e spiega: «Mentre il Papa ha fatto un dettagliato elenco delle cose da fare per dare una svolta di pace nel mondo - dice - la nostra comunità ha voluto sintetizzare col presepe un suo punto di vista che poi è giunto a molti come una provocazione. Il muro che stiamo costruendo come società occidentale va contro ogni buon principio di fratellanza. Il bambino sacro e la sua famiglia, nel nostro presepe, sono rimasti di qua del muro che abbiamo costruito nel presepe, come simbolo e in rappresentanza dei 65 costruiti nel mondo tesi a impedire la migrazione. Questa volta abbiamo lasciato la grotta del bambinello e della sacra Famiglia vuota di proposito - aggiunge il parroco -. Significa che se all'epoca della nascita di Gesù ci fosse stato il muro che oggi stiamo costruendo per impedire la migrazione, il cristianesimo e tutti i buoni principi di Dio, da noi non sarebbero arrivati, ma sarebbero rimasti nella Palestina e in Africa. Poi - prosegue il parroco dalle mille attività - noi occidentali che abbiamo migrato, invaso, corrotto e creato povertà, soprattutto nel sud del mondo, non possiamo fare da maestri a nessuno».

Naturalmente nelle parole di don Franco si legge chiaramente che è contro tutte le guerre e che lui mira a difendere le religioni, quelle sane, e a combattere chi le strumentalizza per fini diversi da quelli per i quali esistono, a partire dalla fratellanza.
«Costruiamo ponti e non muri», questo il suo motto ben presente nel presepe nella sua chiesa. E comunque anche questa volta il don di viale Dante è riuscito a far discutere del tema a lui più caro in questo momento: «Le religioni dialogano - conclude - e le strumentalizzazioni fanno male».

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