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Venerdì 24 Novembre 2017 | 06:46

Parroco di Grumo invita i fedeli
a messa in suffragio boss ucciso
Il questore: celebrazione all'alba

Il boss  Sollecito ucciso vietati i funerali a Grumo

GRUMO APPULA (BARI) - «Le messe non onorano, ma ricordano». A don Michele Delle Foglie, parroco della chiesa madre di Grumo Appula, non importa chi sia stato in vita Rocco Sollecito, presunto boss della mafia canadese ucciso in un agguato nel maggio scorso a Montreal. Si limita a dire di essere «il confessore di tutti i peccatori» e non vuole parlare di quanto è scritto sui manifesti funebri in cui sembra proprio lui ad invitare i fedeli a partecipare alla messa in suffragio del boss.

Proprio quel manifesto funebre affisso nella piccola città pugliese, 13mila abitanti a 16 chilometri da Bari, è al centro delle polemiche che si sono scatenate attorno al sacerdote che ha provocato irritazione anche nella diocesi di Bari-Bitonto.
«Il parroco, don Michele Delle Foglie - è scritto nel manifesto - spiritualmente unito ai famigliari residenti in Canada e con il figlio Franco venuto in visita nella nostra cittadina, invita la comunità dei fedeli alla celebrazione di una santa messa in memoria del loro congiunto». Messa che si terrà domani pomeriggio (alle 18:30) nella chiesa madre di Grumo Appula.

Una presa di posizione che ha avuto immediata risposta da parte della Questura di Bari: il questore, Carmine Esposito, per motivi di ordine e di sicurezza pubblica, ha disposto che il rito religioso in suffragio del boss venga celebrato domattina alle 6 in forma strettamente privata. Uno stop ribadito in una lettera anche dal vescovo, mons Francesco Cacucci che sottolinea come «dovendo tutelare la dignità della sacra celebrazione eucaristica», vieta a don Michele di celebrare la messa nell'orario organizzato dal parroco.

Rocco Sollecito, esponente di spicco del crimine organizzato italiano in Canada, fu ucciso il 27 maggio scorso con colpi di arma da fuoco mentre guidava la sua Bmw bianca. La sua uccisione rappresentò un nuovo duro colpo per una delle famiglie mafiose del clan Rizzuto, ritenuto dagli investigatori tra i più potenti del Canada. «E' un omicidio legato alla mafia», spiegò Franco di Genova, il portavoce della polizia di Laval, area in cui fu stato ucciso Sollecito, grumese di origine agrigentine. Suo figlio, Stefano, è ritenuto il capo della mafia di Montreal insieme al figlio di Vito Rizzuto, Leonardo. La vittima faceva parte della 'cupola' di sei membri che dalla fine degli anni Novanta aveva gestito gli affari illeciti a Montreal. Dei sei presunti mafiosi, solo due sono vivi perché in carcere, gli altri sono caduti in agguati organizzati da chi vuole controllare tutti i traffici illeciti in Canada, a cominciare dal narcotraffico.
Il killer di Sollecito, conoscendo le abitudini mattutine del boss, lo attese a una fermata dell’autobus, aspettando in un gabbiotto il suo passaggio in auto. Appena lo vide sparò in sequenza numerosi colpi di pistola e fuggì.

Dopo l’omicidio la salma del presunto boss fu portata e Grumo Appula, sua città d’origine. Il questore di Bari, Carmine Esposito, vietò i funerali solenni fissati per il 6 luglio nella parrocchia Santa Maria Assunta, e ordinò la celebrazione delle esequie all’alba per motivi di ordine pubblico. Stessa decisione presa oggi per la nuova messa solenne organizzata dal parroco.

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