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Giovedì 23 Novembre 2017 | 19:45

sanità

Ospedali, c'è l'ok ai tagli
congelate le assunzioni

la puglia verso il riordino Il ministero: sì al piano di riordino, dubbi sulle misure di risparmio

Ospedali, c'è l'ok ai tagli congelate le assunzioni

MASSIMILIANO SCAGLIARINI

BARI - I ministeri approvano il piano di riordino ospedaliero, ma esprimono dubbi sulla sostenibilità delle misure di risparmio contenute nel piano operativo triennale. Dal 1° gennaio, dunque, le Asl pugliesi potranno cominciare ad applicare le misure che riguardano i reparti, mentre invece «galleggiano» le nuove assunzioni forse con la sola esclusione delle stabilizzazioni già programmate.

La morale della favola è che i ministeri dell’Economia e della Salute non si fidano della Puglia, ritenendola già inadempiente. Il piano operativo triennale (2016-2018) è lo strumento con cui le Regioni «sotto osservazione» concordano le misure per il rispetto dei Lea (i Livelli essenziali di assistenza) e per il rispetto del pareggio di bilancio: il piano di riordino è un «di cui» del piano operativo. Mercoledì al tavolo di verifica romano (presenti per la Regione il capo dipartimento Giancarlo Ruscitti, il dirigente Giovanni Campobasso e Lucia Bisceglia dell’Aress) è stato sostanzialmente detto che le misure di revisione della rete ospedaliera vanno bene: la Puglia dovrà solo produrre una relazione che giustifichi perché è stato deciso l’aumento dei posti letto rispetto alla prima versione del riordino (sostanzialmente per potenziare Taranto, fermo restando che si resta ben sotto il tetto massimo), e che spieghi quali parti del vecchio riordino di Vendola vadano ritenute ancora cogenti.

Le critiche riguardano però il piano operativo. La Puglia ha infatti dichiarato di poter risparmiare 180 milioni nel 2017 (e altri 60 nel 2018) sulla spesa farmaceutica, oltre che il 20% della spesa per servizi attraverso la centralizzazione delle gare d’appalto. La temutissima Angela Adduce, capo dell’Ispettorato spesa sociale del Mef, ha messo in dubbio questi numeri ritenendoli «irrealistici» perché troppo alti. Il punto è che buona parte del risparmio atteso sulla farmaceutica, una voce che vede la Puglia tra le Regioni canaglia, viene destinato alle nuove assunzioni (quelle per il potenziamento dei servizi). Il ministero teme insomma che risparmi effettivi più bassi di quelli attesi, a fronte di spese certe (per le assunzioni) porteranno ad allargare il deficit della sanità. Ed ha chiesto alla Regione - cosa mai avvenuta prima - di impegnarsi a coprire con fondi del bilancio autonomo una buona parte di quei 180 milioni di risparmi previsti.

«Accettiamo la sfida», ha detto ieri il presidente Michele Emiliano intervenendo in Consiglio Regionale. La prossima settimana, nell’ultima giunta del 2016, verrà approvata una delibera di indirizzo per prevedere la posta di copertura del piano operativo nella prossima manovra di bilancio. «Questo significa - ha spiegato il presidente - che se non correggeremo la la spesa farmaceutica, il bilancio dell’anno prossimo rischia di essere totalmente inficiato. Questo significa che non faremo prigionieri». Sul punto Emiliano è stato molto pesante, attaccando «categorie che io mi ritrovo dal passato, che avevano un fortissimo addentellato dentro la struttura dirigenziale dell’assessorato e che verranno spazzate via nell’anno prossimo», ma anche «tutti i medici che sulle esenzioni ticket fanno le richieste di farmaci di tutta la famiglia, badante compresa».

Nel frattempo, però, il neo capo dipartimento Ruscitti dovrà gestire la transizione. Il piano di riordino dovrà ripassare in commissione Sanità (anche se il parere è solo consultivo), ma nei fatti è già partito (basti pensare agli accorpamenti già operativi su Taranto dall’estate scorsa). Il nodo sono invece le nuove assunzioni. L’indicazione che è stata data alle Asl è di procedere entro l’anno a bandire i concorsi per la stabilizzazione degli «storici», sia pure con una clausola di salvaguardia. Per le assunzioni straordinarie, invece, bisognerà attendere l’ok da Roma. Ma è un cane che si morde la coda: alla Puglia vengono imputate criticità sui Lea della sicurezza alimentare (mancano veterinari), sugli screening (mancano specialisti), sull’assistenza domiciliare e sull’emergenza (mancano infermieri). Fino a quando si taglia non si assume, se non si assume non si migliora l’assistenza, e se non si migliora l’assistenza la Puglia non potrà uscire dal piano operativo.

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