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Foggia, il «Distretto»
non è per abitazioni

Il Comune ha ottenuto quella struttura per altre finalità, altrimenti torna allo Stato l'indagine «reconquista»

Foggia, il «Distretto» non è per abitazioni

Stop del Comune di Foggia al paventato rientro di alcune famiglie nell’0ex Distretto già sequestrato dalla procura poi dissequestrato (ma ci sarà un ricorso) e consegnato al Comune. «L’Amministrazione comunale, all’esito di un accurato ed approfondito lavoro di analisi, condotto dai diversi Servizi interessati, delle motivazioni dell’Ordinanza con cui la Seconda Sezione Penale – in funzione di Tribunale del Riesame di Foggia ha accolto il ricorso presentato da alcuni nuclei familiari occupanti la struttura dell’ex Distretto Militare, disponendo il dissequestro dell’immobile e restituendone la titolarità al Comune, ha maturato la decisione di destinare l’ex Caserma Oddone ai soli fini istituzionali, escludendo il suo utilizzo per scopi di ordine abitativo», si afferma in una nota che aggiunge: «La decisione è stata assunta in coerenza con la clausola di salvaguardia contenuta nel provvedimento attraverso cui il Demanio Militare, in data 5 giugno 2015, ha trasferito la proprietà della struttura al Comune.

La clausola di salvaguardia recita testualmente: “Trascorsi 3 anni dal presente trasferimento, qualora all’esito di un apposito monitoraggio effettuato dall’Agenzia del Demanio risultasse che il Comune non utilizza il compendio oggetto del presente provvedimento, lo stesso rientrerà nella proprietà dello Stato nella situazione in cui si trova, senza che il Comune possa pretendere dallo Stato alcunché a qualsiasi ragione o titolo”. È di tutta evidenza che il Comune, pena la perdita del bene, è obbligata tassativamente a rispettare le finalità previste nell’ambito della cessione, che sono esclusivamente quelle di carattere istituzionale, all’interno delle quali non può essere ricompresa la mitigazione dell’emergenza abitativa. D’altro canto, a specificare quali siano le finalità di carattere istituzionale è stato lo stesso Consiglio comunale, che con deliberazione numero 124 del 20 marzo 2015, con votazione unanime, aveva destinato l’ex Distretto Militare a “finalità pubblico-istituzionale ad uso diretto dell’Ente quali sedi istituzionali e di rappresentanza, uffici.”»

«Va inoltre sottolineato, sempre sulla base dei contenuti dell’Ordinanza del Riesame, che i nuclei familiari per i quali non sussisterebbero i presupposti dell’occupazione abusiva furono collocati nell’ex Distretto in modo esplicitamente temporaneo nel lontano 1999, a seguito dello sgombero dell’immobile “ex Scivar” disposto per ragioni di sicurezza e nell’attesa che le famiglie potessero trovare autonomamente una nuova sistemazione. Una caratteristica, quella della collocazione temporanea, estesa anche ai nuclei familiari subentrati successivamente in ragione della concessione di autorizzazioni o nulla osta avvenuta nel passato. L’ex Distretto Militare, vale la pena ricordarlo, era stato concesso in uso al Comune dal Demanio Militare per fronteggiare l’emergenza conseguente il tragico crollo di viale Giotto. La concessione in uso era legata alla persistenza della fase emergenziale, terminata la quale il Comune era obbligato alla restituzione dell’immobile. Circostanza mai avvenuta, nonostante le ripetute sollecitazioni del Ministero della Difesa», dice ancora la nota del Comune che infine aggiunge: «Ne deriva che la posizione delle famiglie che hanno promosso il ricorso, accolto dal Riesame, non può essere in alcun modo equiparata a quella di “assegnatari di alloggi”.

Titolo, quest’ultimo, che non può che derivare dalla partecipazione allo specifico bando e alla relativa graduatoria. Consentire eventualmente il loro rientro nell’ex Caserma Oddone, da questo punto di vista, determinerebbe un indebito vantaggio rispetto a quelle famiglie che sono regolarmente iscritte nelle apposite liste e che attendono l’assegnazione di un alloggio popolare. Ipotesi, quest’ultima, che potrebbe configurare un danno erariale»

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