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Mercoledì 25 Aprile 2018 | 00:56

14 SEDUTE PER (NON) DECIDERE

Città metropolitana di Bari
la maledizione dello stemma

Città metropolitana di Barila maledizione dello stemma

FRANCESCO PETRUZZELLI

La corona e i rami d’ulivo incastonati, regnante Vittorio Emanuele III, per ora restano lì. Non si cancellano. Complice una burocrazia lumaca che da oltre tre mesi non riesce nella sua piccola opera di maquillage. Far sparire – non occorre il mago Silvan, ma magari un buon grafico – quei due simboli araldici della ex Provincia di Bari non riconosciuti dalla normativa in materia ai nuovi enti nati dalla Riforma Delrio. Un caso insomma di farraginose complicazioni all’italiana.

La Città Metropolitana resta così da circa due anni senza uno stemma istituzionale. Da mettere in mostra su fasce, bandiere e gonfalone ma anche semplicemente da far stampare su carta semplice, documenti, inviti o anche solo sulle targhe del suo vasto patrimonio immobiliare. Questa storia parte da lontano. Non certamente dai decreti regi del 1938 e del 1940 che stabilirono il logo provinciale, ma dal luglio 2015 quando viene bandito un concorso di idee per individuare il nuovo stemma. Di proposte ne arrivano 44 - ci sono in palio anche 5mila euro per il vincitore - ma dopo quattordici sedute (forse più delle puntate di un talent show), nessuna delle proposte convince la commissione. Niente graduatoria finale e addio stemma. Via Spalato, se proprio vuole, può ereditare quello biancoazzurro dell’ex Provincia.

E da qui inizia l’odissea della burocrazia al rallentatore. Il Consiglio metropolitano lo scorso 15 settembre delibera all’unanimità di adottare il precedente logo ma con una postilla: «Sarà rappresentato privo di corona, non avendo la normativa araldica vigente in materia provveduto alla individuazione di una apposita corona per le città metropolitane, con la riserva, a individuazione avvenuta, di inoltrare la relativa richiesta alle autorità competenti». Cioè direttamente alla presidenza del Consiglio dei Ministri, con l’impegno in delibera di realizzare un manuale di identità visiva della Città Metropolitana.

Ma da allora tutto è rimasto fermo, incagliato nei lunghi iter amministrativi. Il perché lo spiega il consigliere metropolitano Fabio Romito: «Il caso dello stemma è solo la spia d’allarme di come la riforma Delrio abbia complicato la vita alle ex Province. Danno meno soldi e fondi, non assumono nuovo personale per il blocco del turn over e lasciano invariate le funzioni. Ecco quindi i dirigenti costretti a seguire più pratiche in diversi uffici e su materie completamente opposte. Oggi è la paralisi dello stemma, magari domani sarà quella per la manutenzione delle scuole o per il rifacimento delle strade». Magari accertandosi in partenza che oltre al grafico per lo stemma, non manchi pure il geometra.

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