Cerca

Lunedì 20 Novembre 2017 | 20:19

La Cassazione su Savinuccio

Bari, «affari» con imprenditori
Confermato l'arresto del boss

Secondo l'accusa Parisi impartiva ordini dal carcere

Savinuccio Parisi

foto Luca Turi

Savino Parisi è ancora il capo indiscusso dell’omonimo clan. L’ordinanza eseguita lo scorso marzo anche nei suoi confronti con questa accusa, «regge» sino in Cassazione. Il procedimento è quello denominato «Do ut des», sfociato con l’esecuzione di una ordinanza di custodia cautelare eseguita nei confronti di decine di affiliati. L’inchiesta condotta dagli agenti della Squadra mobile, coordinati dal pm antimafia Patrizia Rautiis, ricordiamo, ha scoperchiato i presunti, pericolosi, intrecci tra criminalità e imprenditoria. Nel mirino sono finite così presunte collusioni di imprenditori edili con il clan. Qualcuno è ritenuto addirittura organico alla famiglia criminale. Piccoli fornitori, stando alle indagini dell’Antimafia, attigui a presunti mafiosi.

Stando alle indagini, nonostante Parisi sia detenuto ormai da tempo, tranne un breve periodo di libertà tra il marzo e il dicembre 2009, sarebbe in grado, anche stando in carcere, di tessere le fila del suo clan, dando ordini e direttive agli affiliati. Ma durante l’interrogatorio di garanzia, Parisi aveva sostenuto sostanzialmente che, sia durante la detenzione quasi ininterrotta dal 1996, sia nei brevi periodi di libertà, non aveva fatto nulla. «Dal carcere - aveva sostenuto - non ho mai mandato messaggi all’esterno tramite i miei familiari per commissionare fatti o gestire affari». Proprio questa, invece, l’accusa che l’Antimafia muove a Parisi: aver continuato a comandare i suoi uomini, familiari e affiliati attraverso messaggi dal carcere. Lui, è scritto nel capo d’imputazione sull’associazione mafiosa che gli contesta la Procura, è «detentore del potere direttivo e decisionale sull’intero clan». I suoi difensori avevano impugnato la decisione davanti al Tribunale del Riesame. I «giudici della libertà» (presidente Francesca la Malfa) aveva confermato sul punto l’ordinanza emessa dal gip del Tribunale di Bari Alessandra Piliego.

Di qui il ricorso per Cassazione, respinto dalla Suprema Corte. Risultato: sia pur sul piano cautelare, non ancora di merito, la misura nei confronti del boss è definitiva. Al momento è noto solo il dispositivo, non ancora le motivazioni.
Poche parole in verità quelle che le intercettazioni rivelano, ma l’atteggiamento, secondo gli investigatori, non lasciano spazio a dubbi: il capo è ancora e sempre lui. Una ipotesi che poggia sostanzialmente su due indizi: le conversazioni intercettate allora in carcere tra Parisi (detenuto per altre vicende) e i suoi famigliari; le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia tra i quali Matteo Tulimiero. «Il clan Parisi è operante nel quartiere Japigia di Bari… a capo c’è Savino Parisi», dice Tulimiero. «C’è Savinuccio in testa a tutti», aggiunge. Chi è sotto di lui «ha il suo gruppo e la sua costola. Però fanno tutti capo per qualsiasi problema, quello che comanda nel quartiere è... la voce in capitolo è Savino cioè l’ultima voce, l’ultima parola c’è l’ha sempre lui».

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Altri articoli dalla sezione